Antiche favole napoletane: “l’uomo che voleva morire”

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L’uomo che voleva morire

C’era una volta un uomo che, disperato per aver perso il lavoro, la moglie e la casa, decise di ammazzarsi.
Mentre stava andando al Mandracchio per buttarsi in acqua, incontrò un amico che gli disse: “Non ti sei neanche confessato? Almeno trova un prete e mettiti in pace con l’anima”.
“Giusto, andrò a confessarmi”.

Visitò una prima chiesa ed incontrò all’interno Gesù, che lo invitò a confessarsi con lui, per essere perdonato.
L’uomo, però, esclamò: “Se sei davvero Gesù, perché decidi che certa gente dev’essere fortunata ed altri devono avere disgrazie? E perché non punisci chi bestemmia? Non sei giusto!”.

Si avviò verso una seconda chiesa, nella quale incontrò San Pietro che gli disse: “Sono qui per darti una seconda possibilità: confessati con me e sarai perdonato”.
L’uomo, furioso, disse “E tu, San Pietro, hai le chiavi del paradiso fai entrare soltanto chi ti pare! Neanche tu fai cose giuste, vattene via”.

In una terza chiesa, l’uomo incontrò la morte.
“Tu si che sei giusta! Porti via il Re ed il poveraccio, non guardi in faccia a nessuno, sceglierò te per confessarmi”.
Dopo essersi confessato, la morte gli propose: “Non devi morire! Segui i miei consigli, ti renderò ricchissimo”.
L’uomo, affascinato dalla promessa, accantonò l’idea del suicidio e stette a sentire la morte.
“Torna in città e dici a tutti di essere un medico”
“Ma io sono un buono a nulla, come posso curare la gente?”
“Fa’ così: quando arriva un paziente, se mi vedrai nelle vicinanze, significa che morirà a breve. Se non mi vedi, dai un bicchiere d’acqua e quella persona guarirà come per miracolo”.

L’uomo seguì il suggerimento della morte e, così, diventò il medico più ricco di Napoli in pochi mesi. Comprò case, terreni e ville, finché, un giorno, fu chiamato dal Re che aveva una figlia presa da una malattia incurabile.
Sotto al Palazzo Reale, incontrò la morte.
“Dovevi presentarti proprio ora?”
La morte rimase silenziosa e l’uomo entrò nel Palazzo.
Il Re disse “se quest’acqua che fa guarire tutti i vostri pazienti è veramente miracolosa, allora curerà anche mia figlia. Altrimenti, se siete un ciarlatano, dovrete morire”.
L’uomo dette l’acqua alla ragazza e disse al Re di aspettare qualche giorno.
Uscito dal palazzo, urlò alla Morte: “Vattene! Mi uccideranno se la ragazza non guarirà!”
La morte gli rispose: “Vieni a casa mia, ti mostrerò qualcosa”.
Arrivato a casa della morte, l’uomo si trovò dinanzi a migliaia di lampade ad olio, ognuna con il nome di una persona.
“Queste sono le vite di tutte le persone”
“E dov’è la mia?”
“È quella lampada con quel lumicino fioco”.
“Compagnella mia, morte carissima, perché non versiamo un po’ d’olio nella lampada? Sta per spegnersi!”

“Eh no, compagnello mio, lo dicesti tu: faccio sempre le cose giuste!”
E finì.

-Federico Quagliuolo

Tratta da:
Fiabe di mare e di terra, Ugo Vuoso, Imagaenaria Editore

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