Il culto delle anime pezzentelle a Napoli

Anime pezzentelle cimitero

Il culto delle Anime Pezzentelle è un po’ il riassunto di questa frase: “La napoletanità è una cosa unica. È chiaro che ogni città ha un suo calore, Napoli ce l’ha ma in maniera diversa, questa città vive le cose in maniera passionale, con un amore diverso da tutti gli altri.

L’usanza antichissima che lega il popolo napoletano alle “anime pezzentelle“, infatti, risale circa alla fine dell’Ottocento, quando alcuni devoti si coordinarono per riordinare le ossa in cataste negli ipogei delle chiese.

Proprio in questa occasione alcuni di loro, spinti da un moto di amore verso le povere anime del Purgatorio abbandonate da tutti, “adottavano” una capuzzella, un teschio per intenderci. Era un gesto spontaneo, sincero. Ognuno sceglieva il suo quasi per affinità elettiva.
Una volta operata la scelta, il cranio veniva spolverato, pulito e tirato a lucido, quindi gli si assegnava un nome e da quel momento il defunto entrava a far parte della famiglia.

Disposte ad allargare la famiglia erano soprattutto donne che, presumendo che l’anima del teschio si dimenasse tra le fiamme del Purgatorio, lo “refrigeravano” con le preghiere.

Ma, si sa, in questo mondo non si fa niente per niente, ed ecco che alle preghiere di refrigerio per la povera animella si accompagnava, immancabile, la richiesta di grazie, e se il favore tardava a realizzarsi, il devoto percuoteva o agitava lo “scaravàttuolo” (cassetta di vetro in foto) o si rivolgeva in via diretta alla capuzzella ricordandogli con tono severo la promessa.
Nel caso in cui l’animella non avesse ancora accontentato il devoto, per dispetto, quest’ultimo non spolverava più il cranio e, quando il manto di polvere si riformava, vi disegnava un cerchio in modo che l’anima si concentrasse.

-Roberta Montesano

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