La villa del Pausilypon

L'interessante storia e le incredibili leggende della villa del Pausilypon, abbandonata per anni, ed ora frequentata ogni giorno da tantissimi turisti.

la villa del pausilypon

Giardini pensili, una piscina termale, fiori di ogni colore ed addirittura un teatro da dodicimila posti. Stiamo parlando di un nuovo villaggio vacanze?
Assolutamente no. È la villa del Pausilypon.

Di questo luogo oggi non abbiamo che rovine, per giunta abbandonate per centinaia di anni, scoperte e restaurate dai Borbone e poi purttroppo abbandonate fino ad una decina di anni fa.
Il nome “Pausilypon” non è casuale: “tregua dal dolore”, infatti , dopo aver attraversato la buia Grotta di Seiano, si raggiunge un luogo talmente ameno e paradisiaco da non sembrare di questo mondo.

la villa del pausilypon
Vista panoramica dal parco archeologico del Pausilypon

 

Il Pausylipon ha almeno duemila anni d’età: le prime testimonianze certe risalgono all’epoca di Cesare, poco prima della nascita di Cristo.
Le leggende sono numerosissime: c’è chi dice che addirittura qui vi abbia riposato il mitico Polifemo, chi dice che ci sia stata la scuola alchemica di Virgilio e c’è ancora chi dice che sia stato il luogo che semplicemente ha ospitato la villa di un ricchissimo romano, tale Pollione (…al quale è attribuita anche la paternità di una casa sull’isolotto della Gaiola).
Ma la vera star è -che strano!- Raimondo di Sangro. Ebbene sì: il Principe di Sansevero, durante le sue sessioni di studio dell’alchimia, si recava proprio in questo luogo a sperimentare le sue pozioni ed i suoi rituali esoterici.
Tutt’ora, infatti, si dice che, nelle notti di luna piena durante l’equinozio, al centro dell’anfiteatro (ancora oggi utilizzato per alcuni eventi culturali) compare una debole figura, quasi come se fosse un ologramma, accompagnata dal rumore di una carrozza.
Sembra, infatti, che il Principe di Sansevero, dopo la morte, abbia deciso di incontrare periodicamente il suo illustre collega, Virgilio. E probabilmente non è neanche un caso che entrambi abbiano esercitato le cosiddette “arti oscure” nello stesso luogo.
Resta un solo dubbio: di cosa parleranno mai?

 

-Federico Quagliuolo e Valerio Iovane

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