Le Basiliche Paleocristiane di Cimitile

Quando si pensa all’arte paleocristiana (o bizantina) si è soliti rivolgere subito l’attenzione alla Basilica di San Vitale oppure di Sant’Apollinare in Classe, entrambe a Ravenna. In pochi sanno infatti che non solo a Napoli esiste il più antico battistero paleocristiano d’Occidente, ma che a pochi chilometri, per l’appunto nel piccolo centro di Cimitile, in un’area di appena 9000mq, di basiliche paleocristiane ve ne sono ben sette. Esse sono rispettivamente dedicate ai Santi Felice, Calionio, Stefano, Tommaso e Giovanni, ai Ss. Martiri e alla Madonna degli Angeli.

Basiliche Paleocristiane Cimitile

Cimitile, nei pressi di Nola. Se questo nome vi dice poco o niente allora questo articolo servirà a farvi scoprire qualcosa di veramente eccezionale; in caso contrario, comunque vi farà scoprire qualcosa di eccezionale.

Quando si pensa all’arte paleocristiana (o bizantina) si è soliti rivolgere subito l’attenzione alla Basilica di San Vitale oppure di Sant’Apollinare in Classe, entrambe a Ravenna. In pochi sanno infatti che non solo a Napoli esiste il più antico battistero paleocristiano d’Occidente, ma che a pochi chilometri, per l’appunto nel piccolo centro di Cimitile, in un’area di appena 9000mq, di basiliche paleocristiane ve ne sono ben sette. Esse sono rispettivamente dedicate ai Santi Felice, Calionio, Stefano, Tommaso e Giovanni, ai Ss. Martiri e alla Madonna degli Angeli.

Ma partiamo con ordine e iniziamo da un veloce excursus sulla storia di Cimitile. Innanzitutto questo risulta essere un territorio frequentato sin dal IV secolo a.C., quando vi fu costruito un edificio di culto, forse dedicato ad Ercole. Inoltre sotto l’impero di Augusto la zona era stata interessata da un’operazione di centuriatio, di cui uno dei decumani coincide con l’attuale corso Umberto I.

Tra il II e il III secolo in questa zona sorse una necropoli, all’interno della quale venne sepolto nel III secolo il sacerdote Felice. In seguito, intorno alla venerata tomba di S. Felice, si sviluppò il famoso santuario, celebre in tutto l’Occidente, come ricordato anche da Sant’Agostino. Qui nel 395 S. Paolino, che aveva visitato il complesso quando era governatore della Campania, vi si trasferì e fece erigere una basilica, oltre a restaurare gli edifici preesistenti.

Per via della nativa destinazione sepolcrale, il santuario e la zona abitata derivarono il toponimo di “Cimiterium”, il quale successivamente si trasformò in “Cimitino” e poi “Cimitile”. Sebbene il villaggio fosse stato danneggiato da una disastrosa alluvione, esso venne frequentato ininterrottamente per tutto il medioevo.Il villaggio di Cimitile inoltre subì le incursioni di Saraceni e Ungari, per poi finire abbandonato dal vescovo nel Trecento, il quale si trafserì nella vicina Nola. Nel Seicento la famiglia Albertini acquistò il feudo di Cimitile dal re di Polonia.

Sicuramente la basilica più importante del complesso è quella dedicata a S. Felice, la quale è costituita da strutture di epoche differenti. La complessa stratificazione iniziò dal IV secolo, quando fu eretto un piccolo mausoleo quadrato intorno alla tomba del santo, demolito poi nel 313 per fare posto al primitivo edificio di culto. Tra il 434 e il 523 intorno alle tombe di Felice e Paolino venne eretta una stupenda edicola con mosaici dorati (in foto) e poi un’abside ad occidente.

Nella Basilica di S. Felice sono presenti altri ambienti che attualmente risultano essere ipogei. Proprio qui vi è la chiave di volta per capire più approfonditamente il legame tra Napoli e Cimitile.

In due di questi ambienti infatti si dice che San Gennaro abbia subito dei martiri. Più nello specifico negli Atti Vaticani si narra di come Gennaro e i suoi discepoli si siano recati a Nola, dove avrebbero incontrato il giudice Timoteo. Tale giudice, avendo scoperto San Gennaro in atti di proselitismo, lo costrinse ad atroci torture. Constatando però che queste torture non sortivano alcun effetto, allora Timoteo decise di gettare il nostro santo patrono in una fornace. Tale fornace risulta essere proprio quella presente nella basilica di S. Felice. Si dice che, da tale fornace, non solo San Gennaro sia uscito illeso e con le vesti intatte, ma che le fiamme investirono tutti i pagani che vennero ad assistere all’agonia del santo.

Un luogo pregno di storia quindi questo qui, ma non solo. Una quantità incredibile di reperti e di affreschi è presente in queste basiliche, da troppo tempo semidimenticate. Ognuna con una sua particolare caratterizzazione architettonica e storica.

 

Sembra incredibile come quest’area, di tale importanza artistica ed archeologica, sia completamente inghiottita dal piccolo centro cittadino, il quale continua a vivere nella quasi totale noncuranza di quello che oggettivamente potrebbe essere la più grande risorsa di quel territorio, dal punto di vista soprattutto economico e turistico.

Mi è stato facile constatare la sorpresa dei residenti nel vedere turisti provenienti da tutte le parti del mondo nell’ammirare quello che per loro ha poco significato. Questo ci fa capire che c’è ancora tanto lavoro da fare per poter salvaguardare le bellezze del nostro territorio. Non basta stanziare fondi, la cultura del bello va instillata nel cuore e nella mente delle persone che abitano questi luoghi. Possibile che debbano essere gli stranieri ad aver più cura del nostro patrimonio?

Iniziamo a prendere coscienza delle meraviglie che possediamo!

 

Gaia Borrelli

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