Il culto delle Anime del Purgatorio

Il culto delle Anime del Purgatorio

10658850_1478261359119992_3571769967049098342_o

“Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo.”

Recita così un dei temi scritti in “Io speriamo che me la cavo” che ci permette di introdurre l’argomento di oggi!

Le anime del Purgatorio.

L’esistenza di un terzo luogo, oltre l’Inferno e il Paradiso, venne introdotta nel Medioevo. Per i Napoletani non fu affatto difficile accettare questa nuova verità: difatti con la presenza del Vesuvio pronto per l’eruzione, le innumerevoli cave di tufo e i misteriosi cuniculi sotterranei, questo mistico luogo a metà fra le fiamme infernali e il canto degli angeli venne identificato con la città.
Marcello d’Orta ci racconta un’usanza tutta napoletana: se nel concilio di Trento si riaffermò l’esistenza del Purgatorio, a Napoli si andò diffondendo la credenza dell’esistenza di ben due Purgatori! (una volta fatto 30, facciamo 31, giustamente)
I Peccatori furono così divisi in due categorie, c’è chi veniva trasferito nel Purgatorio “leggero” (con una pena inferiore ai cento anni) e chi andava nel Purgatorio “pesante” (con pena superiore ai cent’anni, uno che si è salvato per il rotto della cuffia per intenderci).

Ma ben più interessante furono le pratiche che scaturirono da ciò. Come scrisse Dante in maniera spicciola nel suo breve racconto, il Purgatorio era un luogo di remissione dei peccati.
Così i cittadini per compiere buone azioni, e assicurarsi un biglietto di sola andata per il Paradiso, si rivolsero al mondo dei morti, andando ad alleviare le sofferenze delle Anime del Purgatorio, dette anche anime pezzentelle.

(Abbiamo già parlato delle anime pezzentelle)

Ed è qui che la faccenda si complica. Sono numerose le storie che narrano di fantasmi e spiritelli che terrorizzano e infestano le case dei ricchi e dei poveri. Una di queste, per esempio, narra la storia di un nobile che aveva raccomandato la sua progenie di dedicargli numerose preghiere dopo la sua morte, in modo da poter alleviare le sue sofferenze in Purgatorio. I figli non lo ascoltarono, e l’anima del povero nobile, tra numerose sofferenze tornò a perseguitare i familiari, affinchè compissero il suo volere.
Come si vede in questo caso, la definizione di fantasma e quella di anima del purgatorio si confondono.

E quindi ci resta da chiederci un’ultima cosa: tutte quelle storie sui palazzi di Napoli infestati da diabolici fantasmi, non potrebbero essere delle semplici storie di povere anime in cerca di refrigerio dalle lievi fiamme del Purgatorio?

-Roberta Montesano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like