Misteri sulla morte di Leopardi

Leopardi

Misteri sulla morte di Leopardi

 

In concomitanza con l’ uscita del film “Il giovane favoloso” di Mario Martone, oggi vogliamo raccontarvi alcuni misteri legati alla morte del poeta Giacomo Leopardi.

Morto nel triste periodo dell’epidemia di colera a Napoli, Leopardi doveva essere gettato nella fossa comune, ma si racconta che l’amico Ranieri sia riuscito a portare la cassa contenente il cadavere all’interno della chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, oggi demolita. La leggenda vuole che Ranieri volendo salutare per l’ultima volta il suo caro amico, vedendo lo stato in cui era ridotto il suo corpo abbia esclamato : ” Ho avuto l’imprudenza di aprirla. Oh Dio mio! “.

Negli anni successivi alla sua morte il professor Kerbaker scoperchiando la bara si rese conto che parti del corpo erano sparite. Che siano state trafugate? Un semplice disfacimento del corpo? Ad alimentare i sospetti fu un’urna spedita verso la metà del 900’ da Napoli verso Recanati che doveva custodire alcune ossa ed indumenti del poeta. Incredibilmente alla sua apertura furono trovati solo sassi e terriccio. E pensare che solo pochi anni prima era sparita un’altra urna leopardiana dal museo di San Martino a Napoli! Non si riesce a spiegare il perché di tale accanimento nei confronti del poeta.

Il mistero si infittì quando fu trovato un atto di morte sul quale era scritto : “Giacomo Leopardi Conte, figlio di D. Monaldo […] sepolto Idem “. Ma il luogo di sepoltura del primo nome sull’elenco era il “Camposanto delle Fontanelle” dove venivano portati i morti per colera. Cosa vuol dire questo? Forse anch’egli finì nella fossa comune? Ancora non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai.

Conteso dalla città di Firenze, Roma e Recanati, sua città natale, il sepolcro del poeta (privo o no di spoglie) è tuttora situato a Mergellina nel parco Vergiliano accanto a quello di Virgilio per ospitare in un sol luogo due uomini che hanno contribuito a rendere la poesia eterna.

-Valerio Iovane

 

 

 
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