Luciano Armanni, il napoletano che vinse il colera e studiò il cancro

Luciano Armanni, il napoletano che vinse il colera e studiò il cancro

Luciano Armanni

Vicino ad un ospedale dalla storia nobile e poco conosciuta, c’è un edificio dall’aspetto fatiscente, rovinato, maltrattato come la memoria del medico di cui vi parlerò oggi: “Istituto di Anatomia ed Istologia Patologica – Luciano Armanni”.

Di giorno frequentata da decine di uomini in camice bianco che, con passo frettoloso, si avviano verso l’Ospedale degli Incurabili, di cui vi parleremo in una storia a parte. Di notte è una strada vuota, dal silenzio inquietante.

Se infatti illustri medici napoletani come Moscati, Palasciano, Cardarelli, Monaldi, Bianchi, Semmola e Cirillo sono famosissimi, la figura di Armanni meriterebbe la stessa visibilità.

Nato a Napoli nel 1839 e morto nel 1903, passò buona parte dei suoi giorni a calpestare le pietre di questa piccola strada del Centro Storico. Il poco che siamo riusciti a recuperare sulla sua vita è stato trovato su libri inglesi e tedeschi, mentre in Italiano è quasi impossibile recuperare una biografia: si laureò a 22 anni, nel 1861, e diventò assistente del più importante chirurgo dell’epoca: il professor Otto von Schrön, che all’epoca insegnava proprio nell’università di Napoli.

Durante l’intera sua vita si dedicò agli studi di patologie gravissime, quali il diabete, la tubercolosi e, addirittura, riuscì a comprendere l’origine del cancro.
Non pago del suo lavoro come docente e medico stimato in tutto il mondo, fondò l’Ospedale Cotugno e subito dopo fondò anche l’istituto di Igiene pubblica presso il Municipio di Napoli, uno dei primi in Italia ed in Europa.
Fu infatti solo grazie alle sue intuizioni che fu sconfitta l’epidemia di colera del 1884.

Con amara ironia, il destino fu crudele con il nostro Armanni: morì di tubercolosi e diabete mellito fra mille sofferenze, contraendo la prima malattia mentre dissezionava un cadavere. Ciò che più desiderava sconfiggere, ahilui, lo uccise.
Il suo motto era “Alla morte strapperò ogni segreto”, che fu poi ripreso proprio da Giuseppe Moscati, suo successore nella direzione dell’Ospedale degli Incurabili: “O morte, sarò la tua morte!“.

-Federico Quagliuolo

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