Il sangue e l'amore dietro la Cappella di Sansevero

Il sangue e l’amore dietro la Cappella di Sansevero

Un tradimento, un omicidio, l’amore di una madre. Cocktail perfetto per la trama di un film di successo?
Si tratta della vera storia della Cappella di Sansevero: di proprietà della famiglia Di Sangro, una delle famiglie più misteriose della Storia di Napoli.
Secondo racconti popolari, molti credevano che la cappella fosse nata per la devozione di un uomo che, condannato ingiustamente, si fermò a pregare la Madonna. Proprio durante l’atto di fede crollò un muro di un edificio vicino, mostrando il volto della Vergine. L’uomo fu successivamente assolto e, per devozione, fece restaurare l’edificio crollato, che diventerà poi la Cappella di Sansevero. Pare che le cose non siano andate proprio così. 
Il sangue e l'amore dietro la Cappella di Sansevero

Un tradimento a Sansevero

I protagonisti della storia reale, ricostruita da Beatrice Cecaro, sono tre: Fabrizio Carafa, Maria D’Avalos e Carlo Gesualdo. I primi due erano l’uomo e la donna più belli e desiderati di Napoli. Il terzo era il leggendario compositore che diede addirittura il suo nome ad un paese in Irpinia. Ed era, fra le altre cose, marito (e cugino) di Maria D’Avalos.
La donna conobbe Fabrizio durante un ricevimento. Dopo un primo e malizioso sguardo, scoppiò un amore travolgente. Furono amanti focosi e consumavano il loro amore ogni notte, in ogni momento libero e con la passione più sfrenata e lussuriosa. Tutto alle spalle dell’ignaro marito, che nel frattempo scriveva pagine di storia.
La relazione clandestina proseguì per mesi finché Carlo Gesualdo, grazie ad un tranello, non colse gli amanti nell’atto più intimo.
In un impeto d’ira, l’uomo disperato si scagliò su Fabrizio e Maria, uccidendoli a colpi di spada. Ma la sua sete di vendetta non si placò: gettò i loro cadaveri squartati giù per le scale del Palazzo Sansevero.
Gesualdo, poi, scappò via da Napoli per evitare vendette da parte delle famiglie degli assassinati, certo che il suo gesto furioso sarebbe stato l’inizio di una faida fra nobili.
Il sangue e l'amore dietro la Cappella di Sansevero

Mater Pietatis


La madre di Fabrizio, Adriana Carafa, raccolse il cadavere del figlio. Lo portò a Giovan Francesco Di Sangro, il marito di lei, che fece commissionare i lavori per realizzare una cappella per la salvezza dell’anima di un figlio perso tragicamente per colpa di un amore carnale.
Fu poi lasciato un messaggio ancora oggi leggibile sui dipinti del soffitto: “Mater Pietatis“. Madre di pietà, amore di mamma.
Il sangue e l'amore dietro la Cappella di Sansevero(Si ringrazia l’esemplare lavoro di ricerca della verità svolto da Beatrice Cecaro in “Madre di Pietà – Amore e morte all’origine della cappella di Sansevero“, libro che ha guidato il nostro racconto)

-Federico Quagliuolo

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