L'ultimo sciuscià

L’ultimo sciuscià

L'ultimo sciuscià

L’ultimo sciuscià

 

Seduto ai piedi della galleria Umberto, solo, guarda uno ad uno tutti i passanti di Via Toledo.Sa riconoscere chi sarà il suo prossimo cliente. Si alza, sgranchisce le gambe ed aspetta impaziente. E pensare che anni prima Vittorio de Sica (che si trovava a Napoli proprio per girare il film “Sciuscià”) e ancor prima Totò erano stati suoi clienti. Intanto l’uomo si avvicina: ” Scusi, mi lustrerebbe le scarpe”?

Questa è più o meno, la giornata tipo di Antonio Esposito, per tutti Zii Tony, l’ultimo sciuscià rimasto in città.

Sciuscià: Shoe shiner da questo deriva probabilmente l’appellativo che i Napoletani diedero ai lustrascarpe. Infatti nei primi anni del dopoguerra erano molti gli italiani che svolgevano tale lavoro nelle grandi città statunitensi. Ma la parola americana proprio non riusciva a suonar bene nelle bocche di chi l’inglese lo vedeva come un suono sconosciuto: come tante altre parole il napoletano la fece sua, questa diventò sciuscià.

Sebbene questo mestiere sia ormai già considerato morto, Tony è soddisfatto del suo lavoro e racconta con entusiasmo i giorni in cui erano in molti a chiedergli di lustrare le scarpe. Armandosi di una spazzola, lucido e anilina, faceva mettere ai clienti un piede alla volta sulla cassetta di legno, ed in meno di 5 minuti le scarpe erano pulite alla perfezione! E le ricompense erano varie : da alcuni spiccioli ai 200 mila lire regalatigli da Bassolino.

La domanda sorge spontanea: chi continuerà il suo lavoro? Molti se lo chiedono, ma la verità è stupido negarla: Tony è l’ultimo sciuscià

-Valerio Iovane

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