L'orto dell'Ospedale degli Incurabili

L’orto dell’Ospedale degli Incurabili

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Papà dove mi porti? – Agli Incurabili! – E accireme, papà!

Siamo nel 1522 quando donna Maria Lorenza Longo decide di fondare un ospedale non solo per offrire assistenza ad ammalati e poveri ma anche strumenti per la formazione di medici e farmacisti.

Il complesso in questione prende il nome di Santa Maria del Popolo degli Incurabili ma badate bene, incurabili non in senso catastrofico bensì definiti in questo modo perché rifiutati da altre strutture, data l’incapacità di affrontare le nuove malattie del secolo quali la sifilide conosciuta come “mal francese”, o perché poveri e indegni di cure.

Sorge in Via Maria Longo non lontano da Porta San Gennaro ed è dotato di una farmacia, vero gioiello monumentale della struttura, di un teatro anatomico dove si faceva lezione sui cadaveri, di un convento delle Pentite(ex prostitute) e di un orto medicale con una meraviglia della natura: un rarissimo albero di canfora.

Non tutti sanno che in questo spazio verde si coltivavano erbe medicinali che raccolte venivano utilizzate nelle preparazioni magistrali in farmacia. Il giardino viene nominato Giardino dei Semplici(Semplici in quanto “Medicina Simplex” era il termine usato per definire le erbe medicinali) e a detta di alcuni si realizzò probabilmente sotto la spinta di Domenico Cirillo e del suo allievo Michele Tenore, a detta di altri fu creato da Vincenzo Stellati componente del collegio medico Cerusico per gli studenti che svolgevano i loro studi all’interno del complesso ospedaliero.

In ogni caso quello che posso dirvi con certezza è che subito risaltano all’occhio un grande albero di canfora e una vasca realizzata in epoca moderna. Il canforo presente nel chiostro dell’ospedale secondo alcune fonti fu piantato qualche anno dopo la fondazione del complesso; era utilizzato per le capacità analettiche respiratorie e con il suo fusto antico e il grande fogliame è uno dei pochi esemplari presenti negli spazi chiusi della città. Il profumo caratteristico di piante simili a questa aveva anche la funzione di allontanare le malattie purificando la mala aria. Con un’altezza di circa 35 metri ed una chioma larga almeno 20, il secolare canforo puo’ considerarsi un monumento vivente.

Ora vi racconto una cosa: è proprio qui che il poeta, drammaturgo e saggista napoletano Salvatore di Giacomo si iscrisse a medicina e nel laboratorio anatomico dell’ospedale, impressionato dai cadaveri esclamò “Non voglio più fare il medico!”. Beh.. detto, fatto!

-Mariagiovanna Guillaro

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