Il Duomo di Napoli, la chiesa con un padre viterbese

Il Duomo di Napoli, la chiesa con un padre viterbese

Il Duomo di Napoli, la chiesa con un padre viterbese

Il Duomo di Napoli ha un’aspetto inconfondibile: pietre bianche, aspetto magico e austero, casa di San Gennaro, aria francese e… un padre viterbese.
La Cattedrale di Napoli non sfigurerebbe per nulla se, anziché apparire dopo gli angusti Decumani, si trovasse lungo la Senna, nell’elegante Parigi. D’altronde, fu commissionata proprio da un re francese, Carlo II d’Angiò.

Ma andiamo in ordine.
Si narra che Aspreno, il primo vescovo di Napoli, si fosse recato nel luogo in cui sorge ora il Duomo duemila anni fa, per fondare il primo luogo di culto cristiano di Napoli: a pochi passi dalle strade greche.

Facciamo un salto di tredici secoli: l’Impero Romano è ormai un ricordo, Federico II è morto da cinquant’anni e sul golfo regnano i francesi, che hanno portato a Napoli miseria al popolo e meravigliose opere d’arte alla Storia.
In quegli anni era Papa Bonifacio VIII, Dante girovagava per l’Italia e, nella Napoli che ancora ricordava il ribelle Re Federico, fu nominato vescovo un tal Giacomo da Viterbo, il braccio destro del Papa.
Il nuovo vescovo notò immediatamente che nella città mancava un vero e proprio edificio di culto di riferimento, questo era un gran problema: Napoli era sregolata, incontrollabile, piena di chiese antichissime ed addirittura templi romani ancora visitabili. Secondo Giacomo bisognava portare un po’ di medioevo in una città che si era salvata dall’epoca feudale grazie agli Svevi ed al porto.

Non si badò a spese per la nuova chiesa: furono chiamati i migliori artisti e furono utilizzati i materiali più pregiati. Doveva essere qualcosa di memorabile, immenso, indimenticabile. Nel 1313, la struttura fu terminata, ma i lavori si concluderanno solo nel 1979, quando, durante la ristrutturazione della Chiesa, furono scoperte le rovine di un antico tempio romano al di sotto delle fondamenta: terremoti, disastri, bombardamenti, guerre, saccheggi ed incendi furono solo alcuni dei tanti eventi che hanno costretto il Duomo a vivere in un eterno cantiere, con continui rinnovamenti da parte dei regnanti del momento.

E così, anche solo la facciata di un edificio a Napoli diventa l’incrocio delle civiltà di mezzo mondo: greci, romani, francesi, spagnoli, tedeschi ed olandesi passarono tutti per questo luogo, per più di duemila anni.
E, solo in Italia, basta pensare che la chiesa napoletana fu voluta da un viterbese, realizzata da artisti provenienti dalla Toscana, da Roma, dalle Marche, addirittura arrivando fino alla Lombardia.
Vi racconteremo in futuro tante altre storie sul Duomo, ma non si poteva non presentarlo come il simbolo della città di Napoli: crocevia delle culture d’Europa, punto d’incontro di tutte le città italiane, amore della bellezza più pura.

-Federico Quagliuolo

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