Masaniello : il pescivendolo che regnò su Napoli

Masaniello : il pescivendolo che regnò su Napoli

 

MasanielloNon sono molti i mestieri antichi ancora diffusi a Napoli, ma tra questi non manca certamente quello del pescivendolo. “ ‘E pisciavinnole” (come erano chiamati in città) vendevano il pesce fresco appena pescato per le strade o lungo la costa del golfo ed attiravano la gente al grido : “Pesce vivo, mo’ ll’ha pigliato ‘a rezza!”. I più fortunati avevano persino un banchetto dove il pesce veniva tenuto al fresco nelle “mummare”, anfore di terracotta nelle quali l’acqua si conservava fresca per lungo tempo.

Uno di questi viene particolarmente ricordato per la sua vena rivoluzionaria: Masaniello.

Tommaso Aniello, conosciuto col nome di Masaniello, fu un giovane pescivendolo napoletano fautore della rivolta del 600’ contro il governo spagnolo.

La rivolta scoppiò quando nel 1647 il viceré spagnolo duca d’Arcos, dopo aver aumentato il carico di tasse ai cittadini, aumentò anche il prezzo della frutta, che costituiva il principale alimento popolare. Un gruppo di rivoltosi, capeggiati proprio da Masaniello , insorse il 7 luglio in piazza Mercato al grido: “Viva il re di Spagna, mora il malgoverno”. Il popolo si aggregò ai tumultuosi che presero di mira il Palazzo Reale mettendo alle strette il viceré, che non potendo frenare la rivolta fu costretto ad abolire le gabelle.

Ma si sa, il potere dà alla testa. I provvedimenti presi nei giorni successivi alla rivolta scontentarono sia la borghesia, sia il popolo sia i suoi stessi seguaci; così il 16 luglio dello stesso anno alcuni insorti lo uccisero mettendo fine al suo breve regno. Ma non cadde nel dimenticatoio generale. Il giorno dopo i suoi resti furono portati nella chiesa del Carmine, prima di essere distrutti da Ferdinando IV di Borbone allo scopo di porre fine agli istinti rivoluzionari partenopei.

Secondo alcune fonti poco prima di morire, nonostante gli insulti e le minacce ricevute, affacciatosi alla finestra di casa sua, Masaniello iniziò il suo ultimo discorso ancora una volta con le parole “Popolo mio”.

-Valerio Iovane

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