Genova e Napoli, storia di un popolo unito da cinque secoli

Genova e Napoli, storia di un popolo unito da cinque secoli

IMG_6981

 

No, i grifoni ingannano. Non è Genova, ma il centro di Napoli. Precisamente la via dedicata al viceré Ramiro De Guzmàn, meglio conosciuta come Via Medina, fra i numeri civici 55 e 57.

Che diavolo ci fa lo scudo crociato, simbolo di Genova, sulla facciata di una chiesa nel centro di Napoli?
Il nome già chiarisce tutto: si tratta della chiesa di San Giorgio dei Genovesi, costruita dalla ricchissima comunità genovese presente a Napoli da ben 600 anni: una delle più antiche logge genovesi del mondo.
Napoli e Genova, infatti, spesso si sono incontrate in momenti ricchi di cultura, importanti, epocali: i segni della cultura ligure a Napoli sono numerosissimi e trovano la loro massima manifestazione sulla facciata della chiesa dedicata al popolo della Superba.

Nomen omen, dicevano i latini: la famiglia genovese più potente di Napoli portava il cognome di “de Mari“: venuti dai mari, lo stesso Mediterraneo che lega Napoli e Genova.
Ed ancora, chi ha come cognome Pallavicini, Sauli, Spinola, Doria, Grimaldi, Ravaschieri o Lomellini, sappia che nelle sue vene scorre un antichissimo sangue della Liguria, giunto a Napoli circa cinque secoli fa.
I primi genovesi sbarcati a Napoli, infatti, decisero di organizzare matrimoni tali da preservare l’origine genovese del cognome, poi questa usanza si perse nei secoli.

Genova e Napoli, storia di un popolo unito da cinque secoli
Il grifone genovese nel disegno di Cristina Bianco

Nel 1615 fu poi Antonio Serra, scrittore di uno dei primi trattati di economia al mondo, che spiegò quanto furono importanti i genovesi per Napoli, criticando l’incapacità dei napoletani di diventare bravi imprenditori: “i napoletani vogliono solo lavorare d’intelletto: diventano magistrati, avvocati o medici, altrimenti muoiono di povertà. Non hanno spirito imprenditoriale e tutte le industrie napolitane sono gestite da fiorentini, pisani, bergamaschi e genovesi. Le banche che producono, invece, sono tutte di proprietà di famiglie genoane
I genovesi erano infatti espertissimi banchieri e commercianti, temuti anche dagli arabi per la loro astuzia e bravura: Napoli ed il Sud Italia, con i bellissimi campi di grano della Campania, erano il luogo perfetto per stabilire le proprie attività commerciali. Per non parlare delle attività bancarie: quasi tutte le opere pubbliche realizzate a Napoli dai viceré spagnoli, compresa Via Toledo, furono finanziate con i soldi dei banchieri genovesi, che furono il motore dell’economia napoletana fino all’arrivo dei Borbone.
Passararono solo cent’anni e gli stessi genovesi che arrivarono a Napoli per fondare le loro attività economiche diventarono migliaia, tutti insediati nei dintorni di Via Medina e presso l’antica Loggia dei Genovesi, creata dalla Regina Giovanna nel porto. Le famiglie di origine genovese divennero così ricche ed influenti da stabilirsi definitivamente a Napoli, tanto da essere considerate del tutto famiglie napoletane: nel 1600 molti cognomi liguri iniziarono ad apparire fra le più alte cariche politiche nel vicereame di Napoli e di lì i genovesi napoletani non si distinsero più dai “veri” antichi partenopei.

Da commercianti di passaggio a cittadini di Napoli, i genovesi crearono in città quel ceto borghese e mercantile che diventerà il centro dell’economia nei secoli futuri.
In cinque secoli di coesistenza fra genovesi e napoletani, i carruggi diventarono vicarielli, il grifone sposò la sirena ed un rapporto di amicizia interessata diventò prima convivenza, poi questione di famiglia. Ed oggi, nei cognomi di tanti napoletani e nel bel simbolo di Genova che campeggia sulla facciata di una chiesa abbandonata di Via Medina, si rafforza ogni giorno il legame fra i due popoli del mare.

 

-Federico Quagliuolo

P.S.

Un napoletano discendente da una famiglia genovese che cambiò la storia di Napoli e dell’Italia?
Francesco Del Giudice, il papà dei Pompieri. 

Questa ed altre 54 storie si trovano nel libro di Storie di Napoli: compralo su Amazon!

Sostieni Storie di Napoli con una donazione o con un Patreon!

https://storienapoli.it/sostieni-storie-di-napoli/

1 comment
  1. “I napoletani vogliono solo lavorare di intelletto: diventano avvocati, magistrati medici […] non hanno spirito imprenditoriale”, a distanza di 400 anni non mi sembra sia cambiato molto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like
Il Gigante di palazzo: la "statua parlante" di Napoli

Il Gigante di palazzo: la “statua parlante” di Napoli

Il Gigante di palazzo, così soprannominato dai napoletani, fu per Napoli quello che Pasquino fu per Roma ed il Gobbo di Rialto per Venezia, ovvero il sito dove si apponevano le satire contro le autorità. I cittadini si piazzavano dietro la statua e iniziavano a raccontare fatterelli scherzosi, deridendo l’operato dei sovrani.
Santa Maria della Sanità, l'altra faccia di una maledizione

Santa Maria della Sanità, l’altra faccia di una maledizione

Tra sacro e profano, questa è Napoli. Nei sotterranei della bellissima Basilica di Santa Maria della Sanità, ubicata in uno dei quartieri più vivaci della città, si cela un mondo tenebroso e affascinate. Oggi usiamo espressioni, imprecazioni violente che hanno un significato ben più profondo, spesso senza conoscerne il significato. Passeggiando per i vicoli, chi non ha mai sentito pronunciare “Puozze sculà” in un momento di rabbia?