I segreti del Parco di Capodimonte

I segreti del Parco di Capodimonte

Frequentato abitualmente da molti napoletani e completamente sconosciuto ad altri, il parco fonde perfettamente la bellezza naturale del territorio con l’imponenza architettonica della reggia, principale monumento dell’area. Il parco circostante fu voluto da Carlo di Borbone che, per coltivare il suo hobby preferito, decise di adibirlo a riserva di caccia. Il progetto fu affidato a Ferdinando Sanfelice che impreziosì l’area prevalentemente boscosa, di numerose chiese, fabbriche e abitazioni contadine; infatti, oltre ad essere un luogo di svago e divertimento, divenne anche una azienda agricola, grazie alle produzioni locali ed alla vendita del legname ricavato dai boschi.

L’impianto iniziale coniugava armoniosamente l’eleganza francese dei viali simmetrici e dei giardini posti nel cuore del parco, con la spontaneità della vegetazione che lo circondava, più simile allo stile romantico inglese. Con l’ascesa al trono del Re Ferdinando I e successivamente grazie all’opera di riqualificazione voluta dal botanico tedesco Friedrich Dehnhardt , si raggiunse sempre più il modello di giardino all’inglese, abbandonando del tutto quello francese.

Dopo l’unità d’Italia anche i Savoia decisero di utilizzare il bosco per le battute di caccia ed è a loro che si deve la sistemazione del Belvedere da cui si può ammirare uno dei più bei panorami della città.

Solo addentrandosi nel bosco però si scoprono i veri segreti del parco. Oltre ai numerosissimi finti reperti romani, ipogei e colombari sparsi in tutta l’area ci sono tantissimi anfratti e luoghi sotterranei, tutti da esplorare.

I segreti del Parco di Capodimonte

Il più importante di questi è la cosiddetta grotta di Mariacristina, tra le cui mura si nasconde una incredibile leggenda. Si narra infatti che la Regina Mariacristina di Savoia, stufa delle poche attenzioni datele dal marito, si alzasse nel cuore della notte per incontrare i sui tantissimi amanti e che dopo ogni amplesso li uccidesse lasciandoli cadere nelle profondità della grotta. Secondo altre fonti la Regina, chiamata dai napoletani “Reginella Santa” per via della sua forte religiosità, pur non sopportando le relazioni extraconiugali di Ferdinando II, si recasse con lui nella grotta per recitare il rosario in modo da propiziare le decisioni sullo Stato.

Purtroppo la grotta, dopo essere stata dichiarata pericolante, vive in uno stato di abbandono e degrado totale ed è al momento inaccessibile al pubblico.

– Valerio Iovane

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