Gaetano Azzariti, il presidente fascista della Corte Costituzionale

Gaetano Azzariti, il presidente fascista della Corte Costituzionale

Targa Gaetano Azzariti

Di Sabato sera, fra il fumo e le lattine di birra che girano a Piazza Bellini, difficilmente qualcuno guarda una targa bianca anonima e sbiadita, inchiodata sulla facciata di un elegantissimo palazzo giallo del 1600. Eppure, si tratta dell’ultima memoria di un gerarca fascista che fu padre della Corte Costituzionale, la testimonianza di uno degli uomini dalla vita più controversa ed interessante della storia di Napoli e dell’Italia intera.

Chi fu allora Gaetano Azzariti?
Nato 134 anni fa proprio nel bellissimo palazzo che affacciava su Via Costantinopoli, era l’ultimo rampollo di una delle antichissime famiglie che a Napoli dedicarono la propria vita alla Legge, come quella dei Rocco: il padre era un severissimo magistrato, il fratello diventò presto un avvocato e Gaetano, come tanti ragazzi dal cognome troppo pesante, fu subito lanciato nel mondo della giurisprudenza con il destino, forse l’obbligo, di onorare l’illustre passato della famiglia Azzariti all’interno dei tribunali.

Così, appena ventenne, un anonimo studente di giurisprudenza chiamato Gaetano Azzariti attraversava inconsapevole il vicolo del porto che un giorno avrebbe portato il suo nome, per giungere ai saloni del gigantesco palazzo di Corso Umberto. Durante lo studio, si appassionò al diritto penale, tanto da essere considerato un vero e proprio genio dai suoi professori: si laureò con il massimo dei voti e gli auguri di un futuro brillantissimo.
Laurea alla mano e sogni nella testa, quando uscì per l’ultima volta dall’Università, come tutti i ragazzi tentò mille strade per arrivare al successo: prima, durante e dopo la Grande Guerra frequentò tribunali, uffici di avvocati ed uffici ministeriali, ma la Corte di Cassazione fu nel suo destino. Fu infatti assegnato all’ufficio del massimario della Cassazione.

Dopo aver anche intrapreso la carriera politica, si lasciò trasportare dall’entusiasmo del fascismo e, grazie alla sua brillantezza ed alla sua capacità di leggere e scrivere il Diritto come pochi in Italia, fu subito apprezzato dal Duce, che lo volle per ben vent’anni a capo del Ministero di Grazia e Giustizia, che, ancora oggi, si fonda sull’organizzazione che riuscì a dare Azzariti.
Non pago del suo lavoro, riuscì a lavorare alla stesura del Codice Penale e di Procedura Penale assieme ad un altro importantissimo giurista napoletano, Alfredo Rocco.

Azzariti vestito da Presidente della Corte Costituzionale
Azzariti vestito da Presidente della Corte Costituzionale

Ma arrivarono tempi bui ed il fascismo introdusse in Italia le leggi razziali, con la conseguente firma del Manifesto della Razza.
Così, improvvisamente , la stessa legge da lui studiata, scritta ed amata, lo trasformò nel padre dei carnefici, il magistrato più potente, il Presidente del Tribunale della Razza.
Con una scientificità perversa e crudele, il compito di Azzariti e dei suoi sottoposti era quello di decidere l'”arianità dei ricorrenti con decisioni “immotivate ed insindacabili“, fra corruzione, soldi, intimidazioni ed amicizie potenti che alteravano delle sentenze assai dubbie: il tribunale operò nella più completa libertà, sentenziando la morte di 6.500 persone.

Ma la guerra finì e, fra le macerie, a Napoli già si cantava “Scurdammoce ‘o passato!”: lo stesso Azzariti, dopo essere stato processato per i suoi crimini, non fu giudicato perché sparirono misteriosamente tutte le sentenze del Tribunale della Razza e gli imputati si difesero spiegando che il loro compito era quello di “dichiarare non ebree” le persone, in modo da “salvarle“: il passato fu dimenticato. 
Un colpo di teatro, un ribaltamento magistrale degno del miglior film di James Bond: Azzariti, dopo essere stato capo del Tribunale della Razza, si dichiarò antifascista. Anzi, le sue competenze furono essenziali per la scrittura della Costituzione del 1948 e, successivamente, entrò anche a far parte della Commissione Nazionale per l’epurazione dei fascisti, guidata da un cognome familiare: Mario Berlinguer, il padre di Enrico.

Dopo una vita passata per tribunali, processi e sentenze, arrivò l’ultimo colpo di scena: Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, fu il fautore della nomina dell’anziano ex-fascista Gaetano Azzariti a capo della neonata Corte Costituzionale, nel 1957. Anzi, la prima sentenza della Corte Costituzionale fu proprio firmata dallo stesso Azzariti nello stesso anno.

Da gerarca fascista ad antifascista: con le stesse mani che firmarono sentenze di condanna sulla razza, firmò anche la carta della Costituzione e, poi, le sentenze della Corte Costituzionale. Un genio della legge con due facce.

Ed oggi Azzariti, divenuto polvere assieme alle persone che il suo tribunale condannò, è ricordato da una piccola lapide discreta, anonima, ignorata e silenziosa. Il racconto di una vita controversa, sparita fra le risate e le birre di un sabato sera a Piazza Bellini: “scurdammoce ‘o passato“, però, è solo il titolo di una canzone, non un consiglio.

-Federico Quagliuolo

Curiosità:

La Corte Costituzionale è una vera e propria “colonia napoletana”. da Enrico De Nicola ad Azzariti, passando per Bonifacio, Sandulli, Gallo, Caianiello, Tesauro, Criscuolo, Bile, Amirante, Quaranta, Tesauro, Criscuolo: la Federico II ha prodotto i più importanti giuristi d’Italia.

Curiosità 2:
Un vecchio vicolo del porto, uno dei tanti “Vico Orefici”, fu dedicato nel 1970 a Gaetano Azzariti dall’allora sindaco Giovanni Principe. Nel 2014 la giunta De Magistris ha deciso di cambiare nome alla strada, dedicandola a Luciana Pacifici, la più giovane vittima delle leggi razziali: concittadina proprio di Azzariti, fu uccisa a soli 7 mesi di vita, assieme ai suoi genitori.

Per approfondire, il nipote ha scritto un interessante articolo sul Corriere della Sera: https://www.corriere.it/cronache/15_aprile_06/gaetano-azzariti-errori-ma-non-infamie-5b95ed9a-dc7d-11e4-83c6-bcc83638beb8.shtml

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