Il Santo Graal nella Croce di Piperno di Soccavo?

Il Santo Graal nella Croce di Piperno di Soccavo?

E se il Santo Graal fosse nascosto nella croce in pietra lavica di Soccavo?

Questo monumento si trova all’incrocio di un quadrivio tra via Scherillo e via della Maratoneta dal 1960. Fu spostata qui perché, nella sua posizione precedente, intralciava la viabilità nella strada che appunto ancora conserva il suo nome: via Croce del Piperno.

Molto probabilmente il monumento fu innalzato nel 1613 in memoria delle missioni popolari di preghiera, che operavano nelle zone lontane dalla città, per sensibilizzare il popolo alla religione cristiana. Ricordiamo infatti come all’epoca Soccavo, a ovest di Napoli,  fosse poco più di una zona rurale nella fertile campagna flegrea.

Soccavo è infatti uno dei villaggi più antichi, limitrofi alla città di Napoli. Il nome si registra già a partire dal XIII secolo e deriva dal termine Sub cava, in latino, con il quale si identificava  il punto di estrazione del Piperno, roccia magmatica resistente al tempo e agli agenti atmosferici e che, proprio come il Tufo, è caratteristica di Napoli.

Leggende e misteri sulla Croce di Piperno

La croce del piperno cela però uno stravolgente segreto. Datata nel 1613, vi è la firma di un autore sconosciuto: Iunus F. ed  è costituita da un blocco in piperno sulla base di tre gradini. La sua storia, i misteri ad essa legati, le teorie formulate e le incredibili scoperte, alle quali forse non avevamo mai fatto caso, sono sotto gli occhi di tutti.

Alcune leggende metropolitane identificano nella Croce del Piperno di Soccavo una testimonianza reale e tangibile dell’esistenza del Santo Graal.

Il Santo Graal nella Croce di Piperno di Soccavo?
La base della croce di Soccavo con su disegnato il Santo Graal

Perché questo?  Il motivo va ricercato nelle decorazioni antichissime incise sulla pietra:

La croce ha uno stile celtico, che richiama sicuramente fatture medioevali. Sono evidenti alcuni simboli in bassorilievo che ancora oggi creano dubbi e superstizioni.  In alto si trova lo Spirito Santo e, sulle braccia della reliquia, la croce di san Paolo e san Pietro. Sotto i piedi del crocifisso ci sono i chiodi, un teschio, la corona di spine e una figura enigmatica per anni interpretata come una giara, o meglio una lucerna, un’ampolla.

Il Santo Graal nella Storia

E’ proprio quest’ultima figura ad aver dato il via ad una serie di teorie e racconti che legano uno dei tanti quartieri napoletani al Santo Graal, identificato a partire dall’epoca medievale come il calice dell’Ultima cena, nel quale Giuseppe d’Arimathea avrebbe raccolto il sangue di Cristo, portandolo poi con sé in Britannia.

In altre culture il Graal è associato al calderone di Dagda, un Dio buono assimilato poi al Giove romano, come un antico talismano della civiltà celtica.

Sono tantissime infatti le leggende che richiamano la figura del Sacro Graal, in alcune identificata come una pietra magica, lapis exillis, caduta dalla corona di Lucifero durante lo scontro fra gli angeli del bene e del male.  Secondo altre interpretazioni ancora  il nome deriverebbe da “sang real”, ovvero il sangue della discendenza di Gesù e Maria Maddalena. O semplicemente, libero di ogni concezione materialistica, viene identificato  come l’insieme dei valori più profondi e giusti, una sorta di modello al quale ispirarsi.

Una figura affascinante

Ma, a prescindere da queste analisi, che alimentano molte leggende spesso confuse, rimane ancora oggi il mistero del simbolo ai piedi della croce del Piperno.

Nella zona infatti, era ancora molto attiva la Corporazione dei Pipernieri, che nel XVII secolo, come molte corporazioni di artigiani aveva un suo complesso sistema di rituali e pratiche.

Questi raffinati artigiani, secondo le antiche superstizioni, erano infatti capaci di caricare la pietra di energia positiva o negativa, a secondo dei casi tramite simboli e graffiti oscuri. Anche il famoso bugnato a punta di diamante della chiesa del Gesù nuovo fu lavorato dai Pipernieri di Soccavo e, ovviamente, i suoi simboli non potevano non far scatenare la fantasia dei napoletani anche in quel caso.

In realtà, la teoria più plausibile ritiene che i simboli raffigurati non fossero altro che la firma di questi ultimi, per determinare ogni partita di materiale consegnato ed essere poi pagati.

-Arianna Giannetti

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