Chiesa delle “capuzzelle”, tra storia e leggenda nella Napoli Sacra - Storie di Napoli a Scuola

Chiesa delle “capuzzelle”, tra storia e leggenda nella Napoli Sacra – Storie di Napoli a Scuola

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Meglio nota come “chiesa delle capuzzelle di morto“, per la presenza di catacombe, la chiesa di santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco si erge nella centralissima via Tribunali, uno degli antichi decumani, nel cuore del centro antico cittadino.

Sosta imperdibile per apprezzare uno dei maggiori esempi di architettura Barocca e per immergersi nelle credenze religiose Napoletane.

La struttura completata nel 1616, su commissione di alcune famiglie nobili della città, nacque inizialmente come luogo di sepoltura. La facciata della chiesa, quasi incastonata tra gli edifici circostanti, si presenta con stilemi tipici dell’arte Barocca e alcuni teschi che ne decorano il fregio, il portale e le nicchie laterali. Varcata la soglia di ingresso si apre di fronte a noi un ambiente dominato da una sola navata e un transetto poco accentuato che mostra in risalto la pala d’altare con la Madonna delle Anime Purganti di Massimo Stanzione. Sul lato sinistro in corrispondenza della statua di Giulio Mastrilli, uno dei committenti della chiesa, attraverso una botola si accede al sottostante ipogeo. Lo spazio del sepolcro ospita la tomba di Mastrilli e fosse per scolare i liquidi dei deceduti.

La chiesa svolse la funzione di cimitero fino al divieto di Napoleone durante il suo regno come re d’Italia.

Attualmente il complesso ospita al suo interno, nella sacrestia e nell’oratorio dell’ Immacolata, il Museo dell’Opera Pia visitabile dal lunedì al sabato, dove sono esposti antichi oggetti liturgici risalenti al 1600-1700.

Ancora oggi la chiesa è meta di pellegrinaggi per il teschio dell’anima di Lucia. Di lei, secondo la leggenda, si dice che sia morta assieme al suo sposo durante un naufragio ed ora alla sua figura sono richieste intercessioni e grazie offrendo fiori e foto di familiari come ex voto per augurarsi un buon matrimonio.

 

Matteo Rinaldi

La storia è stata scritta dai ragazzi del progetto Voci di Corridoio – Liceo Sbordone

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