Il cimitero delle fontanelle - Storie di Napoli a scuola

Il cimitero delle fontanelle – Storie di Napoli a scuola

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Il cimitero delle fontanelle, noto in napoletano come ‘O campusanto d’ ‘e Funtanelle, è un cimitero antico del Rione Sanità, quartiere sito nel cuore di Napoli.

Il nome di tale ossario è dato dalla presenza in tempi remoti di alcune fonti d’acqua ed attualmente ospita più di 40.000 resti di persone, vittime della peste del 1656 e del colera del 1836.

Il cimitero è anche noto per i riti che venivano svolti, in particolare uno, quelle delle “anime pezzentelle” che consisteva nell’adorazione di un cranio, detto “capuzzella”, in cambio di protezione.

Il canonico ed etnologo Andrea de Jorio racconta che verso la fine del settecento, tutti quelli che ne avevano le possibilità, lasciavano “indicazioni” per farsi seppellire nelle chiese. Ma spesso capitava che non vi era più spazio sufficiente, allora i becchini, dopo aver terminato la sepoltura, a notte fonda, caricavano il morto riposto dentro un sacco sulle loro spalle e lo riponevano in una delle tante cave di tufo. In seguito ad una improvvisa inondazione che trascinò i resti per le strade, si decise di riporre le ossa nelle grotte, di costruire un muro ed un altare e rendere il luogo destinato ad ossario della città.

Dopo anni in stato di abbandono, si decise di mettere in sicurezza il cimitero per renderlo ufficialmente aperto al pubblico a partire dal 23 maggio del 2010.

Come per ogni luogo ricco di misteri, non mancano le leggende tramandate da secoli e, tra le tante “capuzzelle”, non possono mancare le “capuzzelle famose” tra cui quella del “Capitano” e di “Donna Cuncetta”.

Riguardo la prima diverse sono le leggende, una delle tante narra di una giovane promessa sposa molto devota al teschio del capitano la quale molto spesso andava a fargli visita a pregarlo e a chiedergli delle grazie. Un giorno il suo promesso sposo, scettico e forse anche un po’ geloso delle tante attenzioni da parte della futura moglie verso il teschio, decise di accompagnarla portandosi dietro un bastone che usò per conficcarlo nell’occhio del teschio mentre , deridendolo, lo invitava al prossimo matrimonio. Il giorno delle nozze apparve tra gli ospiti un uomo vestito da carabiniere. Lo sposo incuriosito decise di chiedergli chi fosse e l’uomo rispose dicendogli che era stato proprio lui ad invitarlo al matrimonio, detto ciò si spogliò mostrandosi per quel che era, ossia uno scheletro. I due sposi, le cui “capuzzelle” sono attualmente esposte al cimitero, e gli altri invitati morirono sul colpo.

Un’altra “star” dell’ossario è “Donna Concetta” nota anche come ‘a capa che suda. La particolarità di tale teschio è la sua lucidatura, infatti mentre gli altri teschi sono ricoperti dalla polvere, tale cranio è sempre ben lucidato, forse perché raccoglie l’umidità che è sempre stata interpretata come sudore. Se si domanda infatti ai devoti questi risponderanno che quello è il sudore delle anime del purgatorio e tale “acqua” non può che essere purificatrice poiché proveniente direttamente dall’aldilà.

Verità o tipica superstizione?!

Annalisa Sorice

La storia è stata scritta dai ragazzi del progetto Voci di Corridoio – Liceo Sbordone

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