La Villa Floridiana : cuore verde del Vomero

La Villa Floridiana : cuore verde del Vomero

Villa Floridiana

E’ nel cuore di molti napoletani, un luogo dove tanti hanno trascorso l’infanzia e la giovinezza, giornate spensierate ed attimi di vita. Un luogo di memoria collettiva dove, tutto a un tratto, il contatto con la natura diventava tangibile; cosa rara in una grande città come la nostra. Lo stesso nome ci suggerisce la natura felice di questo avamposto di serenità: la Villa Floridiana.

La Villa con il suo grandissimo parco emerge come un baluardo, all’interno del quale ci si può rifugiare dal caos penetrante del frenetico Vomero. La sua posizione è strategica, situata infatti in pieno centro, adiacente alle arterie principiali del quartiere.

Ma come nasce dunque quest’idillio architettonico/naturalistico?

Tutto ebbe inizio da una storia d’amore, storia che destò parecchie dicerie nonché malcontento diffuso da parte della popolazione. Protagonisti dell’intrigante affaire sono Ferdinando IV di Borbone e Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia.

La duchessa, la quale si era sposata alla tenera età di undici anni con il principe Benedetto Grifeo di Partanna, conobbe Ferdinando IV a Palermo, nel 1806, durante il secondo esilio del sovrano, dopo che le truppe napoleoniche ebbero riconquistato Napoli. La relazione iniziò soltanto alla morte dei rispettivi coniugi, sebbene, i due siano convolati a nozze soltanto tre mesi dopo la dipartita della regina Maria Carolina. Al ritorno a Napoli, avvenuto nel 1816, la nuova moglie del re visse in maniera alternata in tre diverse dimore: il Palazzo Reale, Palazzo Partanna e la Villa Floridiana.

Sul suolo dove oggi sorge la meravigliosa dimora, esisteva già un complesso ascrivibile alla prima metà del XVIII secolo, di proprietà della famiglia Saliceti, famiglia che fu costretta però a vendere l’appezzamento di terreno al Re Ferdinando, che voleva per l’appunto costruire qui una dimora estiva per l’amata consorte.

La ristrutturazione del complesso, che comprendeva un piccolo edificio (l’attuale museo) ed una coffee-house (l’attuale Villa Lucia), fu affidata all’architetto Antonio Niccolini, il quale progettò non solo il rifacimento dell’edificio in stile Neoclassico, ma intraprese anche una risistemazione di tutta l’area verde circostante, adeguandola al gusto romantico del tempo, fortemente influenzato dai giardini cosiddetti “all’inglese”.

All’interno del parco dunque si percepiva un forte senso del pittoresco, visto che Niccolini fece collocare numerose statue che emulavano quelle antiche, grotte per animali esotici, un piccolo teatrino esterno ed un tempietto ionico dal quale ancora oggi si può godere di una vista meravigliosa della città.

La Villa si erge imponente di fronte al mare, con il prospetto meridionale che risulta a tre livelli per via delle ripida pendenza del terreno. Il Niccolini elaborò per questo lato dell’edificio un’imponente scalinata marmorea a doppia rampa, che raccorda la villa al parco circostante, aprendosi sullo spettacolare panorama della città.

L’architettura della Villa ed il meraviglioso giardino però non sono le uniche sorprese che ci riserva questo ameno luogo.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Placido de Sangro duca di Martina iniziò a collezionare in giro per l’Europa oggetti d’arte applicata. Il suo grado di appassionato di collezionismo crebbe talmente tanto da farlo entrare in contatto con i maggiori collezionisti europei, tra i quali anche i Rotschild. Alla morte del duca, l’imponente collezione passò al nipote omonimo, che insieme alla moglie decise di donarla alla città di Napoli nel 1911. Questa collezione fu disposta all’interno della villa e nel 1931 nacque il Museo Duca di Martina, dal nome appunto del fautore della raccolta.

Ad oggi il museo vanta una collezione che spazia da mobilio di epoca medievale e rinascimentale ad oggetti d’avorio e corallo, da  complementi d’arredo e di decorazione di ogni genere a porcellane europee del XVIII secolo da Sevrès a Limoges e a Capodimonte. Nel piano seminterrato invece è posizionata la collezione di oggetti di arte orientale, soprattutto cinesi della dinastia Qing e Ming, ma anche giapponesi.

Sebbene questa villa e il suo parco costituiscano un bene di importanza incalcolabile per il Vomero e Napoli tutta, oggi il parco è quasi completamente chiuso. Assente è la manutenzione delle aiuole e dei prati e addirittura è interdetto l’accesso al belvedere. Per fortuna il museo è in funzione, ma senza il meraviglioso parco a fare da corollario è difficile apprezzare la grandiosità del luogo.

La Floridiana merita di tornare a vivere!

Gaia Borrelli

 

 

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