La Mosca d'Oro a Porta Nolana

La Mosca d’Oro a Porta Nolana

Mosca d'oro

Con l’arrivo sempre più imminente della calura estiva, che in città si fa sentire come non mai, dovremmo tornare a fare i conti anche con volatili ed insetti fastidiosi; in particolare mi riferisco a mosche e zanzare.

La  storia di Napoli e della sua lotta contro questi esseri molesti è ricca di gustosi aneddoti che risalgono ai tempi più remoti.  All’ età medievale, per esempio, risale la leggenda  molto particolare e non tanto nota di Virgilio, il mago preferito dai napoletani,  che  forgiò una mosca d’oro portentosa che avrebbe avuto il potere di tenere lontane gli insetti, le mosche  in particolare, che appestavano l’aria di Napoli, portando pestilenze e malattie. Questo talismano , creato con il metallo solare che Virgilio aveva estratto dalle viscere della Terra e che sfruttava il contributo di diversi influssi magnetici dei pianeti, era più o meno grande quanto una rana e inizialmente sarebbe stato collocato nella zona di Porta Campana ( poi detta Porta Capuana) per  proteggere i confini orientali della città dalle ondate mefitiche delle acque delle paludi, habitat degli insetti in questione.

La prima testimonianza di questa leggenda è attribuita ad un vescovo di origini sassoni, Giovanni di Salisbury nel suo Polycraticus(1159). Egli ci racconta che-secondo la credenza popolare- Virgilio fosse ministro della città di Napoli e il nipote di Ottaviano Augusto, Marco Claudio Marcello, fosse il suo governatore. Durante un’ afosa giornata estiva, Marcello era intento cacciare degli uccelli. Virgilio allora gli chiese se preferisse che << fosse fatto un uccello col quale si acchiappassero tutti gli uccelli, oppure una mosca che sterminasse tutte le mosche>>. Marcello, stanco del fastidio procurato dagli insetti, scelse che fosse forgiata da Virgilio una mosca per scacciare da Napoli le mosche, così da liberare la città dall’infelice piaga.

La storia della mosca taumaturgica a guardia dei confini della città compare anche in altre fonti : un altro vescovo, all’interno di una lettera, racconta di quando Enrico VI di Svevia, padre di Federico II, sostenne di aver visto la mosca d’oro prima su una porta fortificata e dopo su una finestra di Castel Capuano, il maniero reale voluto dai Normanni e costruito sopra una necropoli del V sec.

Secondo la tradizione, il talismano perse il suo potere taumaturgico dopo essere stato spostato sui bastioni del Castello Cicala (dove poi sorgerà il Monastero di S. Chiara).

Sono molti i rituali messi in atto dai napoletani nel corso della storia per combattere insetti molesti, mosche in particolare. Tali usanze sono sopravvissute fino circa alla metà del secolo scorso, quando ancora si potevano trovare nelle case popolari i cosiddetti “sciosciamosche”, ovvero strumenti piumati per scacciare le mosche.

-Vittoria Ziviello

Il disegno è di Diana Damiani

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