Il tragico amore di Parthenope e Ulisse

Il tragico amore di Parthenope e Ulisse

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Tutti sanno che Ulisse, per soddisfare la sua curiosità, si fece legare all’ albero maestro della nave per poter ascoltare il canto delle sirene senza correre il rischio di essere ucciso.

Non tutti sanno, però, che vi è una legge secondo cui le sirene il cui canto non attrae i marinai che lo ascoltano devono morire.

Non tutti sanno che tra le sirene di cui Ulisse ascoltò il canto vi era Parthenope e che il suo corpo privo di vita andò a formare il golfo di Napoli …

 

 

L’uomo era legato all’ albero maestro della nave mentre ascoltava il suo canto. Questa era la condanna a morte di lei, lei che, appena lo vide, lo riconobbe. Riconobbe i suoi occhi che tempo fa la guardavano con desiderio e che ora la guardavano con nostalgica tristezza – forse per chiederle scusa?

Lei lo sapeva, la sua curiosità andava oltre ogni cosa, anche oltre l’ amore che le aveva dimostrato. Avrebbe fatto di tutto pur di appagare la sua sete di conoscenza – quella sete che lo rendeva tanto irrequieto- anche sacrificare la vita della donna che in passato aveva amato. Ma era anche per questo che lo amava, per il suo animo libero, assetato, senza pace, per il suo essere insieme grande e dannato. Lei lo amava ed era pronta ad assolvere il suo compito, l’ultimo della sua vita: soddisfare la curiosità che tormentava l’ animo del suo uomo.

La nave passò e con essa lui.

Subito sentì che la sua vita cominciava ad abbandonarla. Lentamente scivolò tra le onde. L’ acqua gelida sommerse il suo corpo. Visione drammatica e spettacolare la sua divina bellezza che, abbandonandosi alle acque del mare,- lo stesso mare che era la sua dimora e che ora era la sua bara- affondava con estrema lentezza nei neri abissi. Mentre moriva un sussurro uscì dalle sue labbra tremanti: “Ulisse” .

Ma il mare era la sua dimora e non poteva permettere una fine tanto misera, così, dolcemente la accompagnò fino ad una riva. Al tramonto il suo corpo marmoreo giaceva sulla sabbia rilucendo sotto gli ultimi raggi di sole e, quando calò la notte con le sue stelle e la luna piena, iniziò a scintillare. Perse consistenza e divenne solo un mucchio di scintilli che una live brezza dal sapore del mare portò via, spandendoli nel cielo. Simili a stelle, volarono per un lungo tratto di costa e poi la brezza delicatamente li posò sulla sabbia. Allora la terra cambiò conformazione e divenne una lunga insenatura destinata a divenire la terra natia di grandi menti, una culla di arte e cultura; era destinata a grandi cose proprio come colei da cui nacque.

 

-Roberta De Masi

3 comments
  1. Ulisse è il Raziocinio… è la Virtù (Forza)… Si fa legare all’albero maestro sì da resistere al Cuore e alla Bellezza… inducendo Partenope, così come accade alle altre sorelle Ligea e Leucosia, al suicidio in quanto inascoltate, non ri-amate
    da uomini ormai saggi… dal suicidio di Partenope e delle sue sorelle nacquero, vuole il mito, città e comunità faro
    per l’intero mediterraneo, Neapolis, Velia, il Reghion e l’intera costa
    settentrionale siciliana, fino a Palermo… Posto che questa e Napoli siano la BELLEZZA, penso che Partenope e le sirene siano tutt’altro che morte e che forse l’unica cosa davvero “saggia” per l’uomo rimanga quella di abbandonarsi completamente al loro richiamo, sciogliere e gettare a mare qualsiasi vincastro al certo, all’utile, a ciò che ci spacciano per necessario, queste sì, mere illusioni di un mondo in putrefazione. Grazie per averci riproposto questo mito…

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