Uno stravagante sconosciuto

Uno stravagante sconosciuto

Ora.1 By Lisa90EM-per Roberta!

 

“Sono caduta dalle scale, sono caduta dalle scale, sono caduta dalle scale …” ripeto così tante volte nella mia testa che quasi quasi ci credo anche io. Dovrò essere convincente quando mi faranno le solite domande. Crederanno alla storia delle scale? Ma sì, in fondo sono sempre stata sbadata …

No, no, no, non devo piangere! In fondo è una caduta, solo una caduta, una stupidissima caduta … quanto vorrei fosse davvero solo una caduta …

Mi guardo intorno e vedo il sole alto che filtra attraverso la vegetazione dei giardinetti di Posillipo e che  provoca allegri scintillii sulla superficie del mare, tra le increspature provocate dalla lieve brezza che rende la temperatura più gradevole. Mi siedo su una panchina osservando l’orizzonte, gli occhiali da sole coprono gli occhi arrossati dall’ estenuante pianto; mi lascio cullare dai rumori di sottofondo e dalla brezza, l’unica cosa che desidero in questo momento è tornare bambina per potermi rifugiare tra le braccia accoglienti di mia madre ma, essendo un desiderio irrealizzabile, decido di sfuggire alla realtà almeno per un po’ rifugiandomi nel sonno e così crollo addormentata.

“Hey, che ti è successo?” sento una voce maschile chiedermi concitatamente mentre mi scrolla le spalle. Apro gli occhi e mi ci vuole un po’ di tempo prima di mettere a fuoco la situazione. “Che ti è successo?” ripete l’uomo preoccupato. “Mi sono addormentata” rispondo candidamente sperando vivamente che si riferisca a questo e non ai lividi. “Sai che non mi riferisco a questo”.  Cosa vuole? Mi legge nella mente?  “Sono caduta dalle scale” ma lui fa una smorfia di scetticismo: “Raccontalo a qualcun altro”.

“Ma come si permette? Chi è lei?”

“Una persona che non si beve questa scusa”

“Cosa vuole insinuare?” dico iniziando ad alterarmi. “Come si chiama lui?”  è l’unica cosa che ottengo come risposta. “Lei ha proprio una bella faccia tosta a venire qui e a intrufolarsi nella mia vita privata! Si faccia gli affari suoi!”

“Come si chiama lui?” ripete impassibile. “Tutto questo è assurdo, lei è pazzo! Le consiglio di andare da uno bravo!”. “Come si chiama lui?” dice con la stessa aria impassibile. Cazzo, tutti a me i casi patologici? “Basta, io me ne vado” esclamo rivolta più a me che a lui ma mentre mi avvio mi sento trattenere per un braccio: “Dimmi il suo nome”. Stavolta non è impassibile, stavolta mi guarda intensamente, con spontanea dolcezza, una dolcezza che ho sempre desiderato dall’ uomo della mia vita ma che non ho avuto. “Luca” sussurro con le labbra che tremano. “Luca” ripete lui prima di prendermi per il polso e riaccompagnarmi a sedere. Ci guardiamo per un po’ di tempo, lui aspetta che io parli. “L’ ho amato”  è l’unica cosa che riesco a dire per giustificare il mio non aver mai agito. Silenzio. “Ho sempre fatto di tutto per lui”. Silenzio. “Pian piano mi sono consumata per lui”. Silenzio. “Ora sono stanca e l’unica cosa che vorrei fare è sparire”. Silenzio. Silenzio. Silenzio. “Cavolo, dici qualcosa!”. “Quello che voglio dirti è dentro di te” risponde portandosi una mano al petto. Questo è pazzo! Cosa diamine significa?

“Pensa alla tua vita passata  e futura, così capirai” mi incoraggia lui intuendo la mia perplessità.

Inizio a riflettere su tutti i momenti vissuti con Luca: le risate, i viaggi, le albe in spiaggia … Era una persona sensibile, l’unico in grado di capirmi, colui che mi avrebbe salvata dalla monotonia che aveva caratterizzato la mia vita prima di incontrare lui. Era pieno di vita e spesso mi trascinava in avventure in grado di regalarmi emozioni mai provate prima di allora. Certo, i litigi non mancavano, ma erano le solite discussioni che affrontano tutte le coppie. Un giorno, però, arrivò uno schiaffo. Mi sentii crollare il mondo addosso ma lui mi chiese scusa, mi promise che non l’avrebbe più fatto, disse che ero l’amore della sua vita e così lo perdonai. Negli anni successivi si sono susseguiti schiaffi, calci, pugni, improperi sempre più violenti ma io lo amo, per questo l’ho sempre perdonato e continuerò a farlo fino alla fine dei miei giorni. Lo amo e non posso immaginare una vita senza di lui. Ecco che all’ improvviso la mia mente viene attraversata da immagini che rappresentano la mia vita futura; sono immagini di sofferenza: lui che continua a picchiarmi ed io che continuo a perdonarlo, perpetuando questo circolo vizioso e malato.

È questa la vita che voglio? È questa la vita che sognavo da bambina quando avevo ancora tutta la strada dinnanzi a me e non immaginavo minimamente cosa il destino mi avrebbe riservato? No. Un forte e deciso “No”  rimbomba nella mia mente. È davvero questo l’amore? È un sentimento fatto di terrore e lividi?  No. Assolutamente no. Io posso ritornare ad essere quella bambina speranzosa che, guardando le stelle, sognava una vita con un principe azzurro, una famiglia e tanta felicità. Ora è venuto il momento di cambiare le cose, non aspetterò un altro secondo. Ora deve avere inizio la mia nuova e vera vita.

Ora o mai più.

L’ ultima cosa che riesco a sentire la voce dello stravagante sconosciuto che sussurra: “Ora”.

Apro gli occhi. Il sole è più basso, sta iniziando a tuffarsi nel mare, lo sconosciuto non c’è più, trovo solo un bigliettino vicino a me con su scritto: “ORA”.

Disegno di Lisa Nagisa.

-Roberta De Masi-

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