La Sibilla Cumana: una donna in carriera

La Sibilla Cumana: una donna in carriera

La Sibilla Cumana: una donna in carriera

sibilla cumana

Se un giorno incontraste un dio e poteste esprimere un desiderio, cosa gli chiedereste?

Millenni fa, ci fu una donna che chiese ad Apollo tanti anni di vita quanti granelli di sabbia riusciva a stringere in una mano. Il dio l’accontentò, ma lei si dimenticò di chiedere l’eterna giovinezza e così si ritrovò a invecchiare, fin quando di essa non rimase solo la voce.

Questa donna non era una semplice lavandaia: era la sibilla cumana.

Ad oggi l’Antro della Sibilla rimane un luogo misterioso: le gallerie di tufo che si perdono a vista d’occhio fanno supporre che questa fosse la casa di qualche misterioso animale. Lo stesso nome, Sibilla, potrebbe rievocare qualche sibilo inquietante, il verso di qualche creatura pericolosa.

Ma niente di tutto questo accadeva all’epoca della Sibilla Cumana.

Numerosi storici affermano l’esistenza di questa figura, e non si trattava sempre della stessa persona, ma anzi, la sibilla era un ruolo, ottenuto di anno in anno da sacerdotesse diverse, che con la loro purezza e con l’ispirazione di Apollo riuscivano a pronunciare profezie.

Questo ruolo non nasce solo in Campania, ma in tutto il Mediterraneo. Tant’è che esistevano 10 sibille, ognuna contraddistinta da un aggettivo per indicarne la posizione geografica: assieme a quella cumana, c’erano la persiana, l’eritrea, la libica, la tiburtina, l’elespontia, la frigia, la cimmeria, la samia e la delfica.

L’origine del nome è alquanto incerta, ma una delle versioni più affascinanti è legata proprio all’Antro della Sibilla di Cuma. Si diceva infatti che la sacerdotessa, dopo aver avuto la premonizione, la trascrivesse su foglie di palma, foglie lasciate alla corrente del vento, proveniente da ben cento aperture delle grotte, che generava appunto suoni sibillini, come un sussurro del futuro.

Fino a quando questo ruolo non cadde in disuso, l’antro era sempre pieno di persone che omaggiando Apollo tentavano di dare una sbirciatina al loro futuro. Anche l’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, non seppe resistere e chiese alla sacerdotessa tutte le profezie riguardanti la sua città. La sibilla gli offrì nove libri in cui era contenuto il futuro di Roma, al prezzo di 300 monete d’oro. Il re rifiutò l’accordo, e la donna incominciò a bruciare i libri, fin quando di libri ne erano rimasti solo 3, e il re si convinse a pagare la somma pattuita.
I testi antichi ci raccontano sempre storie incredibili, storie che pensiamo essere lontane da noi, ma se la sibilla cumana esistesse ancora, avrebbe file ben più lunghe di qualsiasi cantante o squadra di calcio.

 

Illustrazione di Alex Amoresano

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