Oscar Wilde: dal carcere di Reading a Napoli

Oscar Wilde: dal carcere di Reading a Napoli

Oscar Wilde: dal carcere di Reading a Napoli
Oscar Wilde e Alfred Douglas nel 1893

 

Le parole nascono se si ha qualcosa di forte da raccontare; nascono nel momento in cui si è stati testimoni di un’esperienza particolare, straordinaria. Allora parlare, scrivere diventano un specie di dovere, una responsabilità.

Le parole di un poeta hanno la capacità di colpire a fondo un lettore affine, di sorprenderlo. Perché? Forse perché meraviglia scoprire che uno sconosciuto condivide i tuoi stessi pensieri, quelli più intimi, indicibili ed è capace di dargli un ordine, una forma fatta di parole.

Perché Oscar Wilde è stato un poeta? Forse perché ha saputo inventare la bellezza quando intorno a sé la bellezza mancava. Lo ha fatto per tutta la sua vita certo, ma ci è riuscito soprattutto nello squallore del carcere di Reading, nella pozza di vergogna in cui l’avevano gettato.

L’ha fatto per amore della vita e di se stesso. Forse anche per l’amore di un uomo, di quello stesso uomo che l’aveva rovinato.

Ben nota infatti è la relazione di Oscar Wilde con il giovane Alfred Douglas, Bosie nelle lettere confidenziali che si scambiavano, iniziata nel 1892. Alfred veniva da una nobile famiglia, il fiore all’occhiello della società aristocratica.

Quale amore poteva resistere se logorato dalle accuse, se considerato da tutti atroce malattia? Quale amore poteva frenare i pettegolezzi, i pregiudizi, gli anni di prigionia?

Gli occhi odiosi di tutta l’Inghilterra sembravano aver vinto, avevano combattuto la piaga della perversione; Oscar Wilde era stato rinchiuso in carcere per due anni, accusato di sodomia.

Da questa esperienza nascono le parole dell’amara Ballata del carcere di Reading:

“Eppure ogni uomo uccide ciò che ama -ciascuno ascolti queste mie parole! – c’è chi lo fa  con un amaro sguardo, chi con parole adulatrici, il vile uccide baciando, lo spavaldo con la spada.”

 

La storia però non finisce qui.

Oscar Wilde viene scarcerato nel 1897; il tormento ha fine, la vita ricomincia, l’amore è il prezzo da pagare per la libertà. Ma l’amore aveva resistito a tutto.

“Molto di quanto dici nella tua lettera è vero, ma continui a trascurare il grande amore che io ho per Bosie. Lo amo, e l’ho sempre amato. Mi ha rovinato la vita, e per questa stessa ragione sembro costretto ad amarlo di più.”

Così scrive Wilde in una lettera ad amici; così pretendeva il suo animo votato, per la letteratura come per la vita, all’estetica.

Incontra di nuovo l’amato Bosie e questa volta il palcoscenico della loro relazione è la città di Napoli.

I due arrivano a Napoli il 20 setttembre del 1897 e abitano Villa Giudice, sulla collina di Posillipo.

Oscar Wilde: dal carcere di Reading a Napoli
Oscar Wilde e Albert Douglas a Napoli, 1897

Cercano di evitare scandali, Wilde utilizza anche un falso nome, Sebastian Melmoth ma questo non basta a farli passare inosservati.

Il poeta non resiste alla tentazione di frequentare il fervido ambiente intellettuale napoletano, con la speranza tra l’altro che qualcuno voglia tradurre in italiano le su opere. Viene accolto con grande tolleranza, diventa fedele frequentatore dei caffè letterari più in voga, il Gambrinus in particolare. Matilde Serao però rende pubblica la sua permanenza napoletana in un articolo del 7 Ottobre sul Mattino.

A dare il colpo di grazia alla loro relazione è il soggiorno caprese all’hotel Quisisana.

I due amanti si sarebbero accomodati per cenare e subito il proprietario dell’hotel avrebbe chiesto loro di alzarsi: la loro presenza creava disturbo a illustri ospiti inglesi che avevano riconosciuto la coppia svergognata e non tolleravano la loro compagnia.

Il commento di Wilde è semplicemente: “mi hanno negato il pane”.

Si rigonfia lo scandalo, le famiglie di entrambi smettono di sovvenzionarli, i due si separano per non rincontrarsi mai più.

Dopo varie vicissitudini Oscar Wilde ritrova il suo appartamento napoletano svaligiato e alloggia in una lurida locanda in Via Santa Lucia 31, fin quando non lascia Napoli nel Febbraio del 1898 per rifugiarsi a Parigi.

Commenta così il periodo napoletano:

“La gente è molto sleale a maltrattarmi per via di Bosie e di Napoli. I patrioti incarcerati perché amavano la patria amano la patria, e i poeti incarcerati perché amavano i ragazzi amano i ragazzi. Modificare la mia vita sarebbe equivalso ad ammettere che l’amore uraniano è ignobile. Per me è nobile, più nobile di altre forme.”

 

 

 

 

Claudia Grillo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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