La Candelora: festa dalle mille origini

La Candelora: festa dalle mille origini

La Candelora: festa dalle mille origini

La Candelora è la festa delle candele. L’ultima delle festività natalizie. Il giorno in cui il piccolo Gesù viene presentato al Tempio secondo le regole delle prescrizioni giudaiche. Il Natale, infatti, non si conclude con l’epifania, come qualcuno erroneamente crede, ma con la Candelora tant’è vero che il detto popolare recita:

“A Pasca Epifania tutt’ ‘e ffeste vanno via. Risponne ‘a Cannelora: No, ce stongo io ancora!”.

Il 2 febbraio, quindi, si smonta il Presepe.

Nella nostra antica tradizione la Candelora è legata alla fine dell’inverno: un’ottimistica visione se si considera che mancano ancora due mesi alla primavera. Eppure il detto parla chiara: “Candelora estate dinte e vierne fora”. La festa delle candele ha origini antichissimi che arrivano fino alle feste pagane dei Lupercali e di Cerere. Nei Lupercali le adolescenti si sacrificavano in onore “del dio generante” mentre nelle feste in onore di Cerere le vergini solevano reggere candele accese. La festa venne sancita da Papa Gelasio Gaetani nel 492 e propagandata da Papa Sergio I per simboleggiare la luce di Gesù Cristo, accolto con la Vergine Maria nel Tempio dal vecchio Simeone. La tradizione campana prevedeva che ci si recasse in chiesa per rifornirsi di candele benedette che si sarebbero potute accendere nelle proprie case come segni propiziatori di grazie in caso di malattia di qualche membro della famiglia. Questa consuetudine, infatti, lega il giorno di Candelora alla festa di San Biagio che si celebra il 3 febbraio. Anche San Biagio propaganda l’arrivo dell’estate: “San Biase, ‘o sole p’ ‘e case”. Un tempo la festa di San Biagio aveva luogo nell’angioina chiesa dell’Incoronata (chiesa voluta dalla famosa regina Giovanna I d’Angiò) a via Medina. I fedeli del santo si recavano in chiesa per prendere una boccettina di olio benedetto con il quale ci si ungeva la gola, il naso e le orecchie in caso di malattia. San Biagio è il santo dei medici otorini.

Un tempo la festa di San Biagio aveva luogo nell’angioina chiesa dell’Incoronata (chiesa voluta dalla famosa regina Giovanna I d’Angiò) a via Medina. I fedeli del santo si recavano in chiesa per prendere una boccettina di olio benedetto con il quale ci si ungeva la gola, il naso e le orecchie in caso di malattia. San Biagio è il santo dei medici otorini.

In Campania la Candelora è legata anche ad uno straordinario pellegrinaggio che si svolge a Montevergine, in Irpinia, e cioè la processione dei “femminielli”. Un antico rito che risale ai tempi della dea nera Cibale quando i Coribanti, ossia i preti eunuchi della dea, si recavano nella zona dove ora sorge il tempio cristiano e offrivano la loro sessualità alla dea evirandosi. In questo modo acquisivano una nuova identità. Con abiti colorati attraversavano le strade sotto lo sguardo sbigottito della comunità. Un giorno, due giovani omosessuali, vennero legati ad un albero per punirli della loro provocazione. La Madonna intervenne e li salvò. Ecco perché gli omosessuali campani sono devoti a Mamma Schiavona ed ecco perché – malgrado le resistenze ecclesiali – i “femminielli” e gli omosessuali si recano a Montevergine in onore della loro patrona e in ricordo di quell’antico gay pride ante litteram.

Ovviamente non è sicuro che il 2 febbraio cominci l’estate perché il detto recita severo:

“Quanno arriva ‘a Cannelora d’ ‘a vernata simme fora, ma si chiove o ména viento, quaranta juorne ‘e male tiempo”.

Quindi tenete ancora a portata di mano sciarpe e cappotti e nel frattempo consolatevi con una bella fetta di migliaccio: il dolce di Candelora. E mi raccomando: smontate il Presepe ché fa polvere.

Alessandro Basso 

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