San Francesco delle Monache, una chiesa dimenticata

San Francesco delle Monache, una chiesa dimenticata

San Francesco delle Monache, una chiesa dimenticata

In pieno centro storico, a pochi passi da Piazza del Gesù, si trova questa Chiesa ad alcuni ancora sconosciuta: San Francesco delle Monache.

La Chiesa, con annesso monastero di cui oggi non rimangono tracce, fu voluta fortemente da Roberto d’Angiò e sua moglie, Sancha di Maiorca. Fondato nel 1325, il suo scopo iniziale era per lo più quello di accogliere le clarisse in attesa della fine dei lavori dell’adiacente monastero di Santa Chiara.

San Francesco delle Monache, una chiesa dimenticata
Caratteristico il portone in piperno e ferro battuto

Il monastero, però, nato con l’intento di accogliere le clarisse, finì col rendersi la dimora di un personaggio alquanto discusso: Giulia Gonzaga. Sin dal 1535, e fino alla sua morte, infatti, la donna trovò rifugio in questa Chiesa. Chiesa che, inoltre, proprio grazie alla sua presenza ed alla sua profonda amicizia instaurata con Juan de Valdès, divenne un centro nevralgico della riforma religiosa a Napoli. Ecco perchè pochi anni dopo la morte della Gonzaga, Papa Pio V impose nuovamente la clausura al monastero, proprio per far sì che venissero dissipati i dubbi sul suo essere un ritrovo per eretici. Da quel momento in poi, nessuna fortuna più vi fu per il monastero: nel 1808 fu soppresso definitivamente. Divenne prima un quartiere militare, poi un educandato femminile ed infine oggi Palazzo Mazziotti.

Ma come si presenta questa Chiesa dal punto di vista architettonico?

Tutti i suoi tratti medievali sono stati cancellati da una restaurazione Settecentesca. La Chiesa, inoltre, è caratterizzata da un imponente portone in piperno e ferro battuto, che sembra quasi proteggere l’entrata dagli sguardi incuriositi di chi si trova a passare di lì. L’interno, invece, presenta un’unica navata, con tre cappelle per lato ed un coro sull’atrio. Le cappelle, purtroppo,  sono state private di tutti i loro arredi originari. Sicuramente caratteristici sono i due monumenti sepolcrali presenti al suo interno: l’uno per Caterina della Ratta e l’altro in nome di Giovannella Gesualdo.

-Cristina Bianco

Foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Francesco_monache2.jpg

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto la Privacy Policy

You May Also Like
Quando Rossini fu imprigionato nel palazzo Barbaja

Quando Rossini fu imprigionato nel palazzo Barbaja

Alexandre Dumas ci racconta che, quando giunse il primo giorno del sesto mese, alla richiesta del conte Barbaja di cominciare a comporre, Rossini abbia risposto che doveva andare ad una partita di pesca al Fusaro e per questo impossibilitato ad intraprendere un’opera così maestosa come l’ “Otello”. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Barbaja non ne potè più dei vizi di Rossini e così ebbe un’illuminazione. 
Il quadro dell'anima dannata alla Sanità

Il quadro dell’anima dannata alla Sanità

Il quadro dell’anima dannata alla Sanità. Il legame tra la vita e la morte a Napoli ha sempre avuto forme complicate. Ed anche quando un evento non accade in questa città trova il modo di arrivarci, come se solo qui certe cose avessero senso.