Il mito del cavallo Napoletano, invidiato da tutto il mondo

di Francesco Li Volti

C’erano compratori da ogni angolo del pianeta disposti a devolvere laute somme di denaro pur di avere il cavallo Napoletano.

C’era un tempo in cui Napoli era celebre perché allevava il miglior cavallo del pianeta. Principi, re e regine di tutto il mondo facevano a gara per aggiudicarselo. Il cavallo Napoletano nacque in quella che veniva chiamata la Campania felix dai Romani: libero e forte poteva correre in un ambiente climatico perfetto, a lui favorevole. Per di più gli venivano messi a disposizione innumerevoli carrubi, di ottima qualità, coltivati proprio nel centro cittadino. Si dice che Annibale si fermò proprio a Capua per procurarsi alcuni di questi cavalli.

I cavalli locali si incrociarono prima con quelli Etruschi e poi con quelli Romani. Da questi incroci nacquero dei cavalli bellissimi e longilinei, snelli ma anche poderosi e robusti. Va considerato inoltre che Federico II portò a Napoli dei cavalli orientali veloci e leggeri che si fusero con i cavalli turchi dal sangue nobile. Il cavallo che ne uscì fuori divenne l’equino più invidiato al mondo, insieme a quello iberico, berbero e turco. Una razza di cavallo pregiato e ricercato sin dal Medioevo.

L’indagine sul cavallo napoletano di Giuseppe Maresca

Giuseppe Maresca, proprietario di una torrefazione in provincia di Napoli e grande appassionato di cavalli, cominciò la sua ricerca per ritrovare il cavallo Napoletano, oramai estintosi. Il suo obiettivo era quello di riportare alla luce la gloriosa e antica razza.

La sua indagine lo portò fino in Serbia (passando prima tra l’Albania e la Russia, dove scovò il discendente di un cavallo Napoletano venduto dai certosini all’Imperatore d’Austria. Non ci poteva credere: il suo sogno stava diventando realtà. Il cavallo Napoletano stava per tornare nella sua Napoli. Nel 1990 riuscì a portare il prezioso cavallo nella sua scuderia di Piano di Sorrento, il quale si accoppiò con l’unica cavalla di antica razza allevata dai contadini di Capua. Dall’unione dei due nacquero Napoletano II, che a sua volta generò Napoletano III, Nereo, Scaramuzza e altri esemplari ancora, fino ai giorni nostri.

La prossima volta che vedrai un cavallo a Napoli, aguzza la vista. Quello che potresti trovarti davanti potrebbe essere il discendente diretto di un rarissimo cavallo Napoletano.

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1 Commenta

Alberto Calabresse %2$

Molto interessante questa indagine sul cavallo napoletano. Da tifoso del Napoli Calcio, ti propongo di inviarla a Aurelio De Laurentis affinchè ufficializzi il cavallo bianco su campo azzuro come icona della squadra. Con tutta la simpatia per il ”ciuccio” degli anni ’50 e ’60 del Novecento, ritengo che il cavallo napoletano sarebbe una immagine molto più vincente e quindi di buon auspicio.

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