Vico Lungo Gelso e le meretrici medievali

Vico Lungo Gelso e le meretrici medievali

Vico Lungo Gelso ai Quartieri Spagnoli è una delle strade più famose di tutta la zona: infatti qui vicino si trovano la trattoria Nennella e il bar degli spritz al costo di un euro, Cammarota Spritz.

La storia dei Quartieri Spagnoli si potrebbe tranquillamente sintetizzare in vico Lungo Gelso. Anticamente tutta la zona dei Quartieri Spagnoli non esisteva e, prima che venissero edificati gli alloggi per l’esercito spagnolo nel XVI secolo, era chiamata dal popolino “in piede lo pendio di San Martino“.

Vico Lungo Gelso scritta

Gino Doria ci dice che l’intera area misurava all’incirca 50.000 m2 e che i proprietari erano nientemeno che i frati della Certosa di San MartinoVerso la metà del Cinquecento, tutto questo spazio fu censito dai frati a Luigi Spinelli, conte di Castrovillari e principe di Cariati, compagno di avventure dell’Imperatore Carlo V. Il conte non badò a spese e fece impiantare una quantità di “celsi“, mori e bianchi, per alimentare i bombici della seta. Nel cuor di Luigi Spinelli, le sue intenzioni erano quelle di sostenere la coltura della seta, ma anche di popolare tutta la zona, che oggi chiamiamo Quartieri Spagnoli, di tanti napoletani e giovani che potevano amoreggiare in tranquillità.

La prostituzione in vico Lungo Gelso

Durante questo periodo, però, la prostituzione dilagava a Napoli, e le meretrici pensarono bene di utilizzare questi luoghi per attirare i giovanotti. Quindi era facile incontrare in queste aree tantissime prostitute in attesa dei clienti, mentre sostavano sotto i fiori dei gelsi; tanto è vero che, ancora oggi, quando si dice- e che si sta, ai Celsi?– significa che si è in compagnia di donne dai facili costumi.

Le cose giunsero a un tal punto di sfrenatezza, che il vicerè, duca di Osasuna, nel 1616, si recò personalmente sul luogo per studiare i modi per circoscrivere il fenomeno. Neanche l’innalzamento dei palazzi per le guardie vicereali scoraggiò le attività delle meretrici. Quello che si faceva all’ombra dell’albero di gelso, adesso si poteva tranquillamente continuare in una stanza.

La particolare funzione delle “Celse” sotto i gelsi continuò fino al XVII secolo, quando ci fu l’ abbattimento massiccio degli alberi per far posto agli alloggi spagnoli.

D’altronde anche Giovanbattista Basile nella II egloga delle “Muse Napoletane” affermava:

Io vengo da le Ceuze

da pigliareme spasso“.

Vico Lungo Gelso ha questa denominazione per ricordare il passato, senza rinnegarlo, ma con uno sguardo verso il futuro.

Bibliografia

I luoghi e i racconti più strani di Napoli, Marco Perillo, Newton and Compton Editore, Roma, 2019

Foto di Federica De Franco

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