I segreti e leggende della Grotta del Mago

I segreti e leggende della Grotta del Mago

Chi conosce la “Grotta del Mago”?

Nelle mattine d’estate, quando temporali inaspettati si abbattevano sulle coste ischitane, molti pescatori, colti alla sprovvista, si rifugiavano in una grotta situata tra Punta Lume e Punta Parata, dove potevano proteggersi dal vento e dalle onde violente. Proprio in quelle occasioni era sembrato loro di vedere un gigante, dalla barba e capelli lunghi, seduto su quelle rocce, circondato da misteriose voci, forse di sirene o ninfe che facevano un bagno nelle acque marine.
Una volta tornato il buon tempo, quando i marinai si accingevano a riprendere il lavoro, ecco che il pescato abbondava. Il fautore di tutta quella ricchezza doveva esser di sicuro il misterioso spirito di quella grotta che, per questo motivo prende il nome di Grotta del Mago.
In realtà, al di là della leggenda, la cattura del pesce è generalmente più agevole dopo la pioggia, ma i nostri protagonisti, così sconvolti da quell’esperienza sovrannaturale, non potevano certo rendersene conto.

Grotta del Mago

Grotta del mago o degli inganni?

Ma negli anni Trenta del Novecento un’altra barchetta, quella su cui navigavano l’ingegnere Nicola Ciannelli e il professor Mario Puglisi, si intrufolò in quella misteriosa caverna. I due esploratori individuarono al suo interno un cunicolo ostruito da massi. Fatta esplodere tale copertura, entrarono all’interno di quella sorta di “grotta nella grotta” e ciò che si presentò ai loro occhi fu uno spettacolo senza precedenti.
Le pareti rocciose erano illuminate da una luce argentea, probabilmente dovuta alla presenza di pietre particolari, ma così tanto luminosa da sembrar strano che potesse essere generata solo dalla semplice roccia.
La scoperta si diffuse in tutta Italia e arrivò anche all’estero; ben presto vennero formulate varie ipotesi sull’origine di quel luogo misterioso che per le sue caratteristiche pareti prese il nome di Grotta d’Argento.
I due esploratori ipotizzarono che il cunicolo fosse stato opera umana, si trattava di una sorta di tempio molto antico, un luogo preistorico dedito a culti religiosi, probabilmente solari. Per questo motivo la caverna venne anche chiamata Grotta del Sole.
C’era però chi si opponeva a questa ipotesi, convinto che la grotta avesse origini del tutto naturali. Si accesero veri e propri dibattiti, ma era indiscusso il fatto che si trattasse di un luogo incantato, una meraviglia per gli occhi. Fu per tale motivo che Giuseppe Sasso, proprietario dei territori sovrastanti, fece costruire una scala nella roccia tramite la quale si poteva accedere all’antro d’argento che venne adibito a scopi turistici. Quando, però, una violenta mareggiata distrusse le strutture costruite a tal fine, le polemiche e i dibattiti caddero nell’oblio e il mistero della grotta fu dimenticato.

Nel 1965 una nuova ipotesi sembrò svelare il segreto della grotta del Mago. Alfonso Fresa ipotizzò che nell’era neolitica l’orientamento della grotta fosse leggermente differente da quello attuale e tale che nel giorno del Solstizio d’Inverno, si potesse osservare da lì il sole allineato perfettamente con l’orizzonte del mare.
Poteva essere forse questa la prova che confermava definitivamente la tesi di Nicola Ciannelli e Mario Puglisi.

Oggi per chi è desideroso di scoprire i segreti della Grotta del Mago, è possibile raggiungerla con imbarcazioni private o gite turistiche.

Laura d’Avossa

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