Le finte finestre di corso Umberto I

Le finte finestre di corso Umberto I

Corso Umberto I è una delle strade più trafficate di Napoli, con una storia ultra millenaria, dove addirittura i greci e i romani hanno posto le prime pietre dei loro insediamenti. Corso Umberto I in realtà fino a metà dell’Ottocento non esisteva nemmeno; era un cumulo di case e chiese (molte di origine medievale) ammassate una vicina all’altra, simbolo di quel “Ventre di Napoli” descritto ad hoc da Matilde Serao.

Tutte queste residenze popolari, disposte senza un giusto criterio, ad un certo punto del corso della storia risultarono un problema per il governo centrale. Il sovraffollamento, il mancato rispetto delle più elementari regole dell’igiene sono state nei secoli le cause primarie del diffondersi nella città di Napoli di disastrose epidemie, che molto spesso hanno inciso in maniera significativa su quote cospicue della popolazione napoletana.

Tra queste il colera si abbatté più volte in città durante il XIX secolo; esplodeva sempre tra luglio ed agosto, quando le temperature raggiungono i loro picchi più alti. Il colera colpiva per primi gli abitanti dei bassi, dove le precarie condizioni di vita favorivano la diffusione del contagio. L’ultima comparsa di questo terribile dramma c’è stata nel 1973, quando il colera si diffuse a causa di una partita di cozze infette provenienti dalla Tunisia.

Il Risanamento di Corso Umberto

Con l’Unità d’Italia il governo italiano promosse l’operazione “Risanamento”, per evitare altre diffusioni improvvise di malattie che avrebbero potuto mettere a rischio ancora una volta la salute dei cittadini. Il 19 ottobre del 1886 fu approvato il progetto dell’ ingegnere capo del comune Adolfo Giambarba, che prevedeva una grande e larga strada, il Rettifilo: infatti era corso Umberto I il fulcro attorno a cui ruotava l’ intera operazione di sventramento. Il progetto del Risanamento a Napoli prese spunto dal grande piano di ristrutturazione di Parigi (1852-1869) ad opera dell’ingegner Haussmann, dopo il tremendo incendio che distrusse la capitale francese.

Avvenne un vero e proprio sventramento della città: furono abbattute 17000 abitazioni e scomparvero sotto i colpi di piccone anche 64 chiese, 144 strade e 56 magazzini di origine medievale. Prese così forma il celebre Rettifilo, lungo quasi due chilometri, che tagliò letteralmente in due il cuore di Napoli. In questa strada però furono costruiti i moderni edifici nobiliari, contrariamente a quanto promesso (le famiglie sfollate facevano parte di quella Napoli povera e “stracciona”).

Al civico 272 di corso Umberto I esiste però un edificio singolare, apparentemente normale, frutto dell’ingegneria del Risanamento. Questo palazzo di tre piani in realtà nasconde un segreto. L’ultimo piano è solo una facciata; l’ultimo piano non esiste; l’ultimo piano è visibile solo passeggiando per corso Umberto I. Le finestre che sono state costruite, se si guarda attentamente, mostrano il cielo dietro il palazzo; questo perchè bisognava rispettare l’allineamento coi palazzi vicini, poichè l’elemento architettonico era ritenuto fondamentale in questa fase di ricostruzione. Fu deciso così di innalzare un falso piano, sorretto da contrafforti e un muro non intonacato.

Mistero svelato.

Fonti:
Gino Doria, Le Strade di Napoli, Ricciardi Editore, 1982
Valerio Ceva Grimaldi e Maria Franchini, Napoli Insolita e Segreta, Jonglez editore, 2016

1 comment
  1. Un dettaglio carino. Grazie. Tuttavia non condivido il tono con cui viene riportate la notizia sul colera esploso a Napoli nel 1973. Premessa: nel secolo precedente il colera spesso appariva anche in larghe aree delle regioni settentrionali della penisola italiana e in altre regioni europee. Le condizioni igienico-sanitarie erano pessime in generale in quel periodo per larghe fasce di popolazioni.

    Riguardo il colera del 1973, non ha senso commentare sul mare di Napoli o sulla “scellerata” abitudine dei napoletani di mangiare cozze crude (abitudine fra le altre cose tutta da dimostrare). Infatti il colera colpì anche Bari e Barcellona in Spagna per la stessa partita di cozze tinisine e algerine. Mentre a Barcellona e altrove quel colera durò diverso tempo, a Napoli fu invece debellato nel giro di un mese. Tuttavia, questo fu sufficiente per alimentare le fortu passioni razziste nei confronti di Napoli e dei Napoletani, simbolo di un ex Regno che ancora oggi si vuol mantenere in uno stato di colonia interna da sfruttare e spremere.

    Cordiali saluti

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