Napoli, il Codice De Jorio fu il primo manuale di Diritto Marittimo del mondo

Napoli, il Codice De Jorio fu il primo manuale di Diritto Marittimo del mondo

Sapevi che tra i suoi primati, Napoli, con il Codice De Jorio, ha anche quello di aver fornito il primo Codice Marittimo e Codice Corallino del mondo?

D’altronde, è noto che a Napoli la cultura del mare era particolarmente sviluppata: ricordiamo ad esempio la storia della Francesco I, la prima nave da crociera al mondo.

Michele De Jorio, un procidano geniale

Il Codice Marittimo ed il Codice Corallino (il primo regolamento borbonico sulla pesca ed il commercio del corallo) sono due opere del magistrato ed avvocato Michele De Jorio. Costui nacque a Procida nel 1738 e pubblicò a soli 23 anni l’opera “Discorso sopra la storia de’ Regni di Napoli, e Sicilia“. Terminati gli studi in Giurisprudenza, si avviò alla pratica di avvocato nella Capitale del Regno delle Due Sicilie, un po’ come fecero tantissimi giuristi che scrissero la storia della nostra città, come Pessina e Rocco. Dopo vent’anni affiancò al lavoro d’avvocato anche la nomina di presidente del Sacro Regio Consiglio borbonico.

Alla fine degli anni Settanta del Settecento, De Jorio pubblicò la “Storia del commercio e della navigazione dal principio del mondo sino ai giorni nostri” grazie alla quale ottenne l’interesse da parte del re Feridnando e del suo primo Ministro John Francis Edward Acton per la composizione di un Codice Marittimo. In realtà Ferdinando non fu il primo ad avere l’intuizione di dare un decoro alla navigazione. Già Carlo III aveva preannunciato il “De nautiis et portibus“, una serie di deroghe per la regolamentazione degli scambi e della navigazione; coi nomi di “Reale editto, o sia regolamento per la navigazione de’ bastimenti mercantili de’ 18 agosto 1741” e successivamente “Reale editto” del 1759, queste due disposizioni dovevano avere durata transitoria fino a quando non fosse stato pubblicato uno “speciale codice”.

La flotta di cui potevano vantare i Borbone costituiva i quattro quinti delle navi italiane e in campo internazionale era quarta; 9800 bastimenti, di cui più di cento erano a vapore. Quaranta cantieri navali, venticinque compagnie di trasporto e innumerevoli trattati commerciali con i principali paesi europei. Mica male per uno Stato così piccolo come il Regno delle Due Sicilie. Per questa ragione nacque il bisogno di scrivere un Codice che regolamentasse il mondo marittimo.

Codice De Jorio

Un codice marittimo inattuato

L’opera di De Jorio fu composta nel 1779 e pubblicata in 25 volumi due anni più tardi. Essa era formata da quattro tomi in 2411 pagine. Questo Codice Marittimo fu pubblicato con il titolo provvisorio di “Codice Ferdinando”, ma purtroppo rimase inattuato poiché il Regno fu travolto da gravissimi sconvolgimenti politici alla fine del secolo. Inoltre un certo Domenico Alberto Azuni, incaricato da Napoleone di scrivere un codice del commercio, attinse a piene mani dall’opera di De Jorio, appropriandosi delle sue teorie e proponendole come se fossero proprie.

Il Codice Marittimo di De Jorio è ancora oggi la migliore risposta a chi parla di Napoli come una terra di sporcizia. Infatti nel Codice Marittimo Ferdinando sono inserite per la prima volta in assoluto le regole che prevedevano la necessità di un medico di bordo e di una giusta attenzione all’igiene della nave.

BIBLIOGRAFIA

Il codice Marittimo del 1781 di Michele De Jorio per il Regno di Napoli- Cesare M. Moschetti. Giannini Editore 
http://www.treccani.it/enciclopedia/michele-de-jorio_%28Dizionario-Biografico%29/

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