Il capitone e la minestra maritata: il Natale napoletano

di Francesco Li Volti

Il pranzo di Natale a Napoli è uno dei momenti più attesi dell’anno, come il cenone di Capodanno o il pranzo di Pasqua. Immancabile sulle tavole dei napoletani durante le festività natalizie sono sua maestà il capitone e la celebre minestra maritata. Ma cosa si cela dietro questi due MUST della cucina napoletana?

Innanzitutto bisogna precisare che quando parliamo di “capitone” ci si riferisce a una femmina; e non una femmina qualunque, ma alla femmina dell’anguilla (che è un maschio). A differenza dell’anguilla, il capitone risale i fiumi, perciò è possibile trovarlo sia in acqua dolce dolce che salmastra, oltre che in mare, tuttavia questo pesce è considerato in pericolo di estinzione a causa della pesca intensiva, mentre è poco sensibile all’inquinamento: per questo motivo è ancora possibile trovarlo e pescarlo alla foce del fiume Sarno, uno dei più inquinati d’Europa.

Il capitone e la minestra maritata: il Natale napoletano
I capitoni in una pescheria

Le teorie sulla tradizione del capitone sulle tavole dei napoletani è antichissima. Anguilla deriva dal latino anguis, piccolo serpente: secondo il Cristianesimo antico infatti il serpente è il simbolo del male, colui che tentò Eva a nutrirsi della celeberrima mela. Dunque mangiare il serpente (il nostro capitone) è un atto di superstizione per scacciare il male. Chiaramente il capitone è anche un pesce molto economico e dunque nel tempo la superstizione ha aiutato chi aveva pochi mezzi a cibarsi di un cibo molto grasso e più accessibile al popolo. Virgilio e Seneca scrissero che nella Crypta Neapolitana molto spesso avvenivano riti propiziatori, tra i quali quello di fare a pezzi i serpenti e mangiarli.

La superstizione ha avuto la funzione di incoraggiare la gente a mangiarlo.

Il capitone e la minestra maritata: il Natale napoletano
La minestra maritata

La minestra maritata invece è uno dei piatti più antichi della tradizione napoletana. Il suo nome deriva dal fatto che la verdura si sposa con la carne attraverso le tipiche delizie che offre la nostra terra: cicoria, piccole scarole (scarulelle), verza e borragine per quanto riguarda le verdure e
 tracchie, salsicce e altri tagli per la carne. Le sue origini risalgono addirittura al 1300 quando gli spagnoli esportarono un piatto molto simile, la “Olla Podrida“, a Napoli. La sua ricetta è presente addirittura nel De re Conquinaria di Apicio, una raccolta di ricette romane compilata nel I secolo.

Bibliografia

Miseria e nobiltà nella storia della cucina napoletana, Egano Lambertini, ‎Enrico Volpe, ‎Antonio Guizzaro, Tempo Lungo, 1999

Diventa un sostenitore!

Con un piccolo contributo manterrai in vita il più grande sito di divulgazione culturale della Campania! Per te tantissimi vantaggi

Lascia un commento

error: AVVISO: Non puoi copiare il contenuto!