La Madonna di Montevergine è la protettrice dei femminelli. Perchè?

La Madonna di Montevergine è la protettrice dei femminelli. Perchè?

La Madonna di Montevergine è un dipinto venerato dai credenti che si trova all’interno del santuario di Mercogliano, in Irpinia. Viene chiamata da tutti con l’appellativo di Madonna Nera o di Mamma Schiavona; si dice che il quadro raffigurante la Madonna dalla tunica nera con il bambino Gesù tra le braccia, fu dipinto direttamente da San Luca a Gerusalemme e trasportato in questo luogo dopo diverse peripezie. L’opera è stata realizzata su due tavole di pino tenute insieme da alcune sbarre nel retro ed ha una altezza di 4 metri e 30 per una larghezza di 2 metri e 10 La Madonna viene festeggiata ogni 2 febbraio.

La Madonna di Montevergine è stata vista nel corso degli anni come il simbolo della tolleranza e vicina al mondo gay. Questa iconicità è stata data da una leggenda che risale a ottocento anni fa. Nel 1256 due uomini erano stati accusati di omosessualità e per questo furono legati al freddo e senza cibo, per farli morire di stenti. I due furono salvati da Mamma Schiavona e il miracolo fu visto come un segno di tolleranza soprannaturale e da allora i femminielli divennero devotissimi della Madonna di Montevergine.

La Madonna di Montevergine è la protettrice dei femminelli. Perchè?

In realtà esiste un altro motivo per il quale le comunità gay, trans e LGBT risultano essere molto legate alla Madonna di Montevergine. Molti secoli prima della nascita di Cristo e della diffusione della religione cristiana, alcuni Coribanti, dei preti eunuchi di Cibele (divinità nata dall’unione tra Gea e Urano), salirono fin qui per costruire il loro tempio, proprio dove oggi sorge il santuario della Madonna di Montevergine. Erano famosi perché erano soliti onorare la loro divinità con danze sfrenate e orgiastiche.

Secondo la tradizione, questi Coribanti usavano spesso vestiti femminili sgargianti, con tessuti che andavano dal giallo al rosa e si eviravano ritualmente per offrire il loro sesso in dono alla dea e rinascere con una nuova identità.

Bibliografia

Storia Illustrata di Avellino e dell’Irpinia, Francesco Barra, Sellino Editore

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