San Giovanni a Teduccio e la colonna di Theodocia

San Giovanni a Teduccio e la colonna di Theodocia

Che cosa hanno in comune una colonna romana e una statua di san Giovanni Battista? Grazie a queste due scoperte archeologiche nacque il nome di San Giovanni a Teduccio. Infatti in pochi conoscono le origini di questo quartiere, un tempo dedito alla pesca e che oggi risulta essere seppur affascinante, anche immerso nell’abusivismo più sfrenato. Ma andiamo con ordine.

Secondo alcuni storici presso la contrada Pazzigno vi era la villa di Teodosia figlia dell’ Imperatore Teodosio; infatti nel corso di alcuni scavi condotti nel rione Pazzigno fu scoperto un complesso architettonico di età tardo imperiale appartenente a Teodosia. In questo complesso fu trovata anche una pietra miliare, risalente forse al IV secolo D.C. che serviva per segnalare il quarto miglio da Napoli.

Faceva parte di una antica strada consolare romana che portava a Pompei. Su questa pietra è riportata la scritta: “DDDNNNASSS BALENTINIANO TIUDOSIO ER ARCADIO BONO REI PUCE NATE“. Forse questa è solo una leggenda ma secondo alcuni studiosi nel 390 D.C Theodocia innalzò nella sua villa una colonna in onore degli imperatori Valentiniano, di suo padre Teodosio e del figlio di quest’ultimo Arcadio. Intorno a questa colonna si sarebbero svolte grandi feste a cui erano solite partecipare le più importanti famiglie di Napoli e dintorni.

La villa di San Giovanni a Teduccio

Per la notorietà della villa, della colonna e dei festini qui celebrati, con il tempo si prese l’abitudine di appellare tutta la zona “ad Thedociam” facendo così riferimento alla villa di Theodocia, termine che col tempo si sarebbe poi trasformato in Teduccio (San Giovanni a Teduccio). Ora quella colonna è custodita nella chiesa di San Giovanni Battista, in Corso S. Giovanni 594.

E il nome san Giovanni? La tradizione racconta che nel VI secolo D.C. alcuni pescatori della spiaggia di Vigliena, mentre erano intenti nel ritirare la rete, avvertirono un peso insolito. Dopo molta fatica emerse dal fondo una statua di marmo raffigurante san Giovanni Battista. Gli uomini la deposero nella barca e si accinsero a vogare.

Tornati a riva consegnarono la statua ad alcuni popolani che erano sulla spiaggia, i quali, contrariamente ai pescatori, si accorsero che la statua era leggerissima. Dopo averla trasportata verso terra, edificarono un’edicola dedicata al santo, che iniziò ben presto a essere un ritrovo di forte devozione. Da qui tutta la contrada prese il nome di San Giovanni a Theodocia. Termine che, con il passar del tempo e il susseguirsi di lingue e dialetti, divenne l’attuale San Giovanni a Teduccio.

La zona di San Giovanni a Teduccio è stata aggregata alla città di Napoli sotto il fascismo mentre fino al 1926 era un comune autonomo, sorto sulla antica Via delle Calabrie. La zona è stata anch’essa vittima della speculazione edilizia che si è avuta in città a partire dal secondo dopoguerra, ma a differenza della maggior parte dei quartieri periferici di Napoli, ha conservato parte dei caratteri di paese, come testimonia la zona intorno alla chiesa Madre di San Giovanni.

San Giovanni a Teduccio è stata in passato sede della più importante industria conserviera del Mediterrano, la Cirio e della prima industria ferroviaria d’Italia servendo la tratta Napoli-Portici con il celebre Opicifio di Pietrarsa. Ma la storia antica di questo quartiere è certamente una delle più interessanti di tutta Napoli, visto che ad oggi ci sembrerebbe impensabile che la figlia di un imperatore utilizzava San Giovanni a Teduccio per svolgere festini e banchetti.

San Giovanni a Teduccio e la colonna di Theodocia
Si ringrazia il gruppo di Facebook il Corpo di Napoli per la fotografia.

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