La storia di Torre Ranieri, a difesa del casale di Ancari

La storia di Torre Ranieri, a difesa del casale di Ancari

Sicuramente è un simbolo di Posillipo. Impossibile non notarlo quando si percorre la lunghissima via Manzoni. Torre Ranieri oggi si presenta come un rudere abbandonato (con promesse delle Istituzioni di rimetterlo a nuovo), crocevia per tutte quelle automobili che vogliono arrivare a via Petrarca o al parco Virgiliano. Sulla destra si erge un castelletto neogotico dove soggiornò Enrico Caruso, in seguito, il Podestà di Napoli. Ma un tempo il suo aspetto era completamente diverso, basti osservare la splendida cornice merlata posta in alto e il simbolo della famiglia Ranieri ancora esistente.

Edificata durante quel periodo che viene chiamato “basso Medioevo” (1400- 1500 circa), questa singolare torre per anni è stata confusa per un bastione a difesa della città di Napoli; informazione errata poiché fu innalzata per essere utilizzata come mezzo di protezione privato, in quanto era annessa alla vasta masseria fortificata della famiglia Ranieri. Circa cinquecento anni fa infatti la zona di Posillipo era divisa in casali e masserie, e Torre Ranieri fungeva come baluardo per la zona di Ancari, abitato un tempo da contadini e pescatori. Il casale di Ancari si estendeva da Torre Ranieri fino al mare, a Riva Fiorita, ed ancora oggi ai lati della discesa che porta da via Manzoni a via Posillipo se ne possono osservare i ruderi. Erano di notevole importanza anche i borghi (o come venivano giuridicamente definiti all’ epoca, i casali) dei Megaglia, Spollano, Villanova, Santostrato e il borgo di Marechiaro.

La torre si presenta a base quadrata, ma in realtà bisogna comprendere anche la struttura che si trova adiacente ad essa, così da poterla descrivere come una torre “a scarpa“. I quattro piani che la compongono sono completamente spogli al loro interno, colpa del tempo ma anche delle tante razzie da parte dei ricercatori di oro e delle tante dominazioni che la città ha subito.

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