De Civitate Dei: il primo libro stampato in Italia è a Napoli

De Civitate Dei: il primo libro stampato in Italia è a Napoli

In pochi lo sanno, forse perché non è accessibile al pubblico, ma a Napoli, precisamente in una delle torri del Maschio Angioino, si trova il primo libro mai stampato in Italia, il De civitate Dei (o anche De civitate Dei contra Paganos) di sant’Agostino di Ippona.

La storia del De civitate dei

La storia di questo testo ha inizio esattamente undici anni dopo la prima stampa della Bibbia di Gutenberg a Magonza, nel 1456. Infatti nel 1464 due frati tedeschi, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi di Gutenberg, giunsero nel monastero benedettino di Santa Scolastica a Subiaco, in provincia di Roma, portando con loro l’arte della stampa a caratteri mobili. Qui instaurarono la prima tipografia sul suolo italiano. Dopo aver perfezionato il loro singolarissimo torchio grazie ai consigli del finanziatore e del collaboratore di Gutenberg (Johannes Fust e Peter Schöffer), questi due prototipografi diedero alle luce le prime tre opere in latino in Italia: il De Oratore di Cicerone, le Opere di Lattanzio e, appunto, il De Civitate Dei di sant’Agostino, stampato il 12 giugno del 1467.

L’opera nasce in un contesto storico-politico un po’ delicato; sant’ Agostino scrive il De civitate Dei durante il periodo delle invasioni barbariche e il decadimento dell’Impero romano d’Occidente. I 22 libri, scritti tra il 413 e il 426 d.c., difendono il cristianesimo dalle accuse dei pagani, analizzando le questioni sociali-politiche dell’epoca attraverso una grande ricostruzione storica; negli ultimi dodici libri, invece, l’autore tratta della salvezza dell’uomo.

Con la fondazione de La Società di Storia Patria ad opera di Bartolommeo Capasso, Francesco Correale, Vincenzo Cuomo, Bernardo Gaetani, Giuseppe, Giorgio, Luigi e Scipione Volpicella nel 1875 ( ma ideata da Carlo Troya nel 1843), il patrimonio bibliotecario di Napoli si è notevolmente arricchito; infatti sono pervenuti nel capoluogo campano numerose stampe, incunaboli, manoscritti e tanto altro, un tesoro che oggi conta circa 350.000 volumi, tra cui il preziosissimo De Civitate Dei del 1467.

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