Quello che non sai su Natale in casa Cupiello

Quello che non sai su Natale in casa Cupiello

Te piace o’ presepe? No. Nun me piac o’ presepe.” “Fa freddo. Fa fre-ddo. ” “A’ zupp’e latte!. Quante sono le frasi celebri che il grande Eduardo mise in scena con Natale in casa Cupiello… e quante volte noi napoletani lo abbiamo visto durante le festività natalizie… la vigilia, il Natale, l’Immacolata, Santo Stefano, ma non solo. Tante e innumerevoli sono le occasioni giuste per vedere l’opera natalizia più celebre di De Filippo, una tradizione che ha più di 50 anni, grazie alle riprese per la tv del 1977.

Si potrebbero fare lunghi monologhi e dibattiti su Natale in casa Cupiello, a partire dalla tipologia di spettatore: c’è chi non vede il terzo atto, chi vede solo il primo, chi lo conosce a memoria e chi lo vede ogni anno come se fosse la prima volta. L’ingegno di Eduardo riesce anche in questo. Ma qui non tesseremo lodi al più grande dei De Filippo; noi abbiamo intenzione di rivelarvi alcuni segreti e curiosità su Natale in casa Cupiello, sapendo già che sarete super preparati sull’argomento, ma forse questo articolo potrà lasciarvi a bocca aperta. Come quando Eduardo si vede rifiutare la 5 lire offerta a Tommasino per fargli dire che gli piace il presepe.

  • La prima volta che Natale in casa Cupiello andò in scena fu la notte di Natale del 1931 al Teatro Kursal. Ma dove si trova questo teatro? In realtà il Kursal nel corso del tempo cambiò nome e oggi non è altro che l’attuale cinema Filangieri, in via Filangieri 43.
  • Natale in casa Cupiello doveva essere rappresentato per 11 date consecutive, ma dato il successo che ebbe la prima sera, l’impresario del Teatro Kursal rinnovò il contratto alla compagnia per altri 24 appuntamenti, fino al 21 maggio 1932.
  • Lo spettacolo di Eduardo in realtà era di un solo atto. Quello che noi conosciamo come il secondo atto, in realtà nel 1931 – anno di nascita della commedia – costituisce un atto unico. Solo successivamente fu scritta la scena introduttiva del risveglio di Lucariello e nel 1934 fu completata l’opera così come la conosciamo oggi, cioè in tre atti. Eduardo definì l’opera come un «parto trigemino con una gravidanza di quattro anni».
  • Luca e Concetta sono i veri nomi dei nonni materni di De Filippo. I due personaggi sono infatti ispirati a loro. Il nonno era particolarmente attaccato alla tradizione del Natale, così come il celebre Lucariè interpretato da Eduardo.
  • Peppino De Filippo ha sempre rivendicato la paternità delle scene “Nun me piace o’presebbio” e la celebre lettera dedicata alla madre,  pur non essendoci prove che attestino queste affermazioni.
  • Il personaggio di Tommasino detto anche Nennillo (il figlio di Luca Cupiello) è interpretato nel 1977 dal vero figlio di Eduardo, Luca De Filippo, anch’egli magistrale attore della tradizione teatrale napoletana. Ma come mai Luca De Filippo per tutto lo spettacolo utilizza una strana parlata, un po’ nasale e tratti farfugliata? Ebbene pare che queste caratteristiche siano state riprese dal precedente attore che interpretava Tommasino, il grande macchiettista napoletano Pietro De Vico, il quale aveva realmente questo difetto di pronuncia.
  • L’ombrello che Luca Cupiello regala alla moglie Concetta fu prodotto dal più grande artigiano d’ombrelli di Napoli, Mario Talarico.
  • Luca De Filippo ha raccontato che spesso gli capitava di addormentarsi realmente durante l’inizio del primo atto, dovendo stare completamente sotto le coperte per più di 20 minuti. Si risvegliava soltanto dopo la “chiamata” di Luca (Eduardo): «Tommasì, scetate…».

E comunque, lode e onore a Natale in casa Cupiello, un’opera unica, che fa riflettere, anche se questo capita solo a chi usa riflettere anche prima di ridere. In ogni caso sono indimenticabili per tutti le scene in cui padre e figlio discutono del presepe e quelle comicissime del furto di scarpe. I Cupiello sono una famiglia napoletana che si racconta tra vicende amare e comiche, dove il Natale è solo uno sfondo per dar risalto alle emozioni. Se ti fermi un attimo e te lo guardi, non è perché è Natale, ma perché è Napoli.

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