Chi era Leonardo Bianchi?

Leonardo Bianchi: illustre psichiatra e mancato premio Nobel

Leonardo Maria Vincenzo Bianchi è stato uno dei medici più illustri e innovativi della scuola medica napoletana, tra i padri della neurologia e psichiatria moderna e non solo: molto attivo in politica, è stato più volte ministro e deputato e oggi ce lo ricordiamo per le numerose vie e ospedali a lui dedicati. Di umili origni, nacque a San Bartolomeo in Galdo, piccolo paese in provincia di Benevento e visse per tutta la sua infanzia in via Frentana (oggi via Leonardo Bianchi). Sin da allora, sviluppò, grazie ad un sacerdote che gli faceva da insegnante, un grande interesse per la cultura classica, mentre dal padre, Vincenzo, farmacista, ereditò l’amore per la scienza.

Conseguita la maturità classica a Benevento, decise di non seguire il consiglio paterno di iscriversi a giurisprudenza, ma di dedicarsi agli studi scientifici, altra sua grande passione, iscrivendosi a medicina, all’ Università di Napoli Federico II. E alla fine ci vide giusto.

Leonardo Bianchi
Leonardo Bianchi nei primi del ‘900.

Condusse i suoi studi con tale dedizione, da diventare assistente presso la clinica chirurgica, a soli 22 anni, molto prima della laurea. Si laureò a soli 23 anni, nel 1871. Il suo primo incarico fu presso il Real albergo dei poveri e fu apprendista presso varie strutture ospedaliere a Napoli, finchè nel 1876 decise di dedicarsi all’ insegnamento universitario, ottenendo la sua prima cattedra in elettroterapia. L’ anno successivo ottenne la cattedra di patologia medica e quello dopo in clinica medica. Queste esperienze si rivelarono altamente formative per Bianchi, che studiò con attenzione il funzionamento del cervello e dei nervi. Si indirizzò definitivamente verso la neuropsichiatria.

Nel 1879 divenne professore ordinario di clinica medica presso l’ Università di Cagliari, nel 1882 passò a Torino. Nel 1883 fondò una propria rivista scientifica, “La Psichiatria” e nel 1888 insegnò a Palermo. Tornato a Napoli, si stabilì in un appartamento a via Museo, attuale via Pessina e fece un incontro che avrebbe dato una significativa svolta alla sua carriera: fu nominato assistente del professor Giuseppe Buonuomo, direttore della clinica delle malattie nervose e mentali del manicomio di San Francesco di Sales, all’ attuale via Salvator Rosa (all’ epoca “via dell’ infrascata“).

Alla morte di Buonuomo, nel 1890, Bianchi assunse il ruolo di direttore della clinica e ottenne la cattedra di clinica delle malattie mentali (ottenuta dalla fusione, ad opera sua, di due cattedre: neuropatologia e psichiatria).

Via Pessina 73
Residenza napoletana di Leonardo Bianchi, via Pessina

Il suo contributo alla psichiatria, come alla gestione del manicomio di cui era direttore, fu fondamentale: si occupò di formare personalmente i medici della struttura riguardo al rapporto da instaurare con i pazienti e si dimostrò un innovatore nel rifiutare trattamenti che considerava come vere e proprie torture, in particolare la camicia di forza, da lui reputata un sistema disumano. Fu molto attivo nell’ ambito della ricerca, in particolare spiccano i suoi numerosi studi sul funzionamento dei lobi frontali del cervello. Autore di numerose pubblicazioni, anche internazionali, tra cui il suo noto “Trattato di psichiatria ad uso dei medici e degli studenti“.

Trattato di psichiatria
Trattato di psichiatria, II edizione

L’esperienza politica

Nel 1892 Leonardo Bianchi, che “oltre ad essere il più grande psichiatra del suo tempo, fu anche un oratore geniale e fascinoso“, come disse di lui il professor Antonio Iamalio, si introdusse alla vita politica, venendo nominato deputato del Regno d’ Italia, consacrando il suo ruolo di spicco tra le personalità meridionali. Sarebbe stato eletto nuovamente nel 1897.

Due volte rettore dell’ Università di Napoli, nel 1902-1903 e nel 1911-1912. Nel 1907 è tra i fondatori della Società Italiana di Neurologia. Ricevette nel corso della sua vita molteplici onorificenze, quali la Gran Croce dell’ ordine Mauriziano, conferitagli su espressa volontà del re e la laurea honoris causa all’ Università di Manchester.

Nel 1905, nominato Ministro della pubblica istruzione del governo Fortis, si distinse per la lotta all’ analfabetismo, realtà estremamente diffusa sul territorio nazionale all’ epoca. Interventista, durante il primo conflitto mondiale si impegnò nell’ organizzazione di ospedali militari. Ottenne un secondo ministero, nel 1916, nel governo Boselli. Dopo la guerra, Vittorio Emanuele III gli conferì il ruolo di senatore a vita del Regno. Non smise di dedicarsi al proprio mestiere primario, la psichiatria, in quando nel 1919 fece parte della Commissione del dopoguerra, occupandosi dei disturbi psichici dei reduci.

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Fonte: Guacci

A partire dal 1889, fu anche parte della Massoneria, di cui arrivò a ricoprire il 33° grado.

Con l’ ascesa del governo fascista, Bianchi ne prese presto le distanze e ne fu oppositore. Nel 1925 fu candidato al premio Nobel per la medicina, ma il governo, su volontà di Mussolini, si espresse per il non gradimento della sua candidatura.

Gli ultimi anni

Nel corso della sua vita fu amico e collega di altri illustri personaggi della storia medica napoletana, quali Antonio Cardarelli, Pietro Castellino e Giuseppe Moscati, che fu suo allievo. Condusse sempre una vita piena e attiva, fino al 13 febbraio 1927: tenuta una conferenza all’ Università di Napoli circa una delle sue pubblicazioni, a discorso finito, tra gli applausi del pubblico, accusò un malore. Pare che Moscati, lì presente, tentò di soccorrerlo, ma invano. Lo stesso professor Moscati sarebbe morto quello stesso anno, il 12 aprile.

Gli furono dedicati funerali di stato ed intitolate vie, monumenti e strutture ospedaliere, come il manicomio di San Francesco di Sales e un padiglione della “Real casa dei matti Santa Maria Maddalena” di Aversa. Inoltre, successivamente alla sua morte fu ultimata la costruzione dell’ ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, a calata Capodichino, seguendo le indicazioni che lo stesso professore aveva dettato all’ architetto, costringendolo a delle modifiche nel progetto, per rendere la struttura più spaziosa e vivibile ai suoi pazienti, verso i quali non ha mai smesso di riservare attenzione e premura.

Liceo G. B. Vico
Una facciata dell’ ex manicomio San Francesco di Sales/ Leonardo Bianchi. Attualmente Liceo Giambattista Vico. Fonte: Architetture manicomiali
Targa dedicata a Bianchi
Targa dedicata a Bianchi a San Bartolomeo in Galdo

-Leonardo Quagliuolo

Riferimenti:

http://www.sannioreport.com/un-luminare-della-psichiatria-leonardo-bianchi/

https://sanbartolomeo.info/2009/10/giuseppe-moscati-e-la-morte-di-leonardo-bianchi/

https://sanbartolomeo.info/2014/12/leonardo-bianchi-2/

https://www.yumpu.com/it/document/read/15663031/5-leonardo-bianchi-comune-di-san-bartolomeo-in-galdo

https://www.aspi.unimib.it/collections/entity/detail/49/ http://architetturemanicomiali.altervista.org/

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