Le tradizioni della Pasqua napoletana

Le tradizioni della Pasqua napoletana

Come da tradizione, anche la Pasqua napoletana ha da sempre i suoi caratteristici riti celebrativi.

Nel XIX Secolo, l’arrivo della festa era annunciato dal via vai dei facchini, i quali erano incaricati di consegnare regali ad amici e parenti dei napoletani più ricchi.

Nel periodo di Pasqua, inoltre, un appuntamento fisso era l’esecuzione dei misereri presso la Chiesa di San Pietro a Majella. Il direttore del conservatorio napoletano componeva, solo per l’occasione, un miserere, da eseguire per ben tre sere nel corso della Settimana Santa. Più che per gli amanti della musica, i misereri pasquali erano occasione per i più ricchi di far sfoggia dei loro abiti.

Inoltre, per consentire il passeggio durante le prime tiepide giornate di festa, vigeva il divieto di circolazione delle carrozze per l’intera città. TAle divieto, fu poi circoscritto alla sola via Toledo, così da consentire ivi il libero passeggiare dei napoletani.

Lo spettacolo, per tutti quelli che si concedevano una passeggiata, era a dir poco sensazionale. Lo sguardo, infatti, veniva catturato non solo dalle bellezze della città, illuminate dal sole primaverile, ma anche dalle vetrine dei venditori. Questi facevano bella mostra dei prodotti tipici della Pasqua: salumi, latticini, grano per la pastiera e chi più ne ha più ne metta!

Dopo il passeggio e l’immancabile celebrazione religiosa in Chiesa, ogni famiglia napoletana ritornava nella propria abitazione, ove godersi un lauto banchetto. Tante le tradizioni gastronomiche napoletane a partire dalla minestra pasquale, passando per l’agnello al forno, il tortano, il casatiello (o casatello), fino ad arrivare alla pastiera.

Seppur simile per le famiglie povere e per le ricche, vi erano sottili differenze tra i loro pranzi pasquali. I più ricchi, infatti, amavano sottolineare la loro opulenza anche in un giorno di festa.

La Pasqua ha da sempre i suoi caratteristici riti celebrativi: qui vi è la tipica preparazione del casatiello pasquale.
Casatielli

Il casatiello ne era esempio. Bontà tutta napoletana, nasce come pane povero dalla forma circolare. Impastato con lo strutto, vi si “incastonavano” le uova con il guscio, ricoperte poi da una croce di pasta. Presente anche sulle tavole delle famiglie nobili, lo stesso, tuttavia, era tutt’altro che un semplice pane. Il casatiello proveniente dalle loro cucine, infatti, veniva arricchito anche con svariati ingredienti dolci, conservando di tipico solamente la forma circolare.

Biografia: Usi e costumi di Napoli, Francesco de Bourcard – Longanesi & C. (1977)

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