Pastiera: la leggenda delle 7 strisce

Oramai prodotta tutto l’anno, la Pastiera è una specie di status symbol delle pasticcerie e bar della nostra città. Ma nelle case napoletane è realizzata esclusivamente il giovedì o il venerdì santo, così che la Pastiera possa asciugarsi e consolidarsi per il giorno di Pasqua, quando verrà finalmente gustata a fine pranzo. Un grande mangiatore della pastiera era Ferdinando II di Borbone, re Bomba, che non vedeva l’ora ogni anno di potersene ingozzare. A tal proposito è nota la storia che sua moglie, Maria Teresa d’Asburgo, detta “la regina che non sorride mai”, dopo le tante richieste di suo marito, decise di assaggiarla. Come per magia sul suo viso comparve un sorriso a 32 denti, una cosa molto insolita, soprattutto quando la regina si trovava avanti ad altre persone. Da questa leggenda nacque il modo di dire “e magnatell’ na risata”.

La storia delle 7 strisce della Pastiera

Fra gli ingredienti della pastiera c’è la ricotta, che ci rimanda alla cultura greca. Ed è proprio nel periodo della fondazione di Napoli (ad opera dei greci) che risalirebbe la ricetta della pastiera.

Alcune fonti dicono che la pastiera, in principio, era un dolce sacrificale che veniva offerto alla sirena Parthenope. Ad ogni primavera Parthenope si manifestava al popolo di Neapolis con la sua voce incantatrice, intonando inni alla gioia e alla vita. Una volta il canto della sirena fu così ammaliante che i Neapolitani, come se fossero ipnotizzati, si recarono in massa alla ricerca di Parthenope per ringraziarla, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano. Le sette vergini più belle di Neapolis, in rappresentanza delle sette principali “fratrie“, ebbero l’incarico di portare i doni alla bellissima Parthenope. Questi furono i regali per la sirena:

  • in primis lo zucchero, per ringraziarla del dolce canto;
  • poi la farina, che simboleggiava la forza e l’abbondanza della campagna;
  • la ricotta fu l’omaggio che i pastori portarono a Parthenope, per ringraziarla dei campi fertili su cui le pecore potevano pascolare libere nei campi;
  • le spezie, come omaggio dei popoli più diversi che a Neapolis sempre trovarono accoglienza;
  • il grano tenero che bollito nel latte assumeva il simbolo dorato della vita germogliante;
  • l’acqua di fiori d’arancio, ovvero il profumo più buono della Terra;
  • e infine le uova, simbolo di vita, di rinascita.

La leggenda continua e la nostra sirena, felice e orgogliosa per questi doni, corse al cospetto degli Dei per mostrarglieli. Inebriati essi stessi dal canto soave della sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera!

La forma delle strisce

Dunque sono sette e solo sette le strisce di pasta frolla sulla pastiera, non meno e non di più. Con la classica decorazione a “grata”, sono disposte in questo modo: quattro in un senso e tre nel senso trasversale, a croce greca. Come mai in questo modo?
Le strisce formerebbero l’antica “planimetria” di Neapolis, con i tre Decumani e i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l’intera città che in quel preciso momento offrì alla Sirena i sette doni. Chiaramente parliamo di una leggenda, poiché la ricetta della Pastiera risale al Seicento.
Ma noi siamo degli eterni romantici e ci piace pensare che la leggenda di Parthenope sia la versione più accreditata.

Pastiera: la leggenda delle 7 strisce
L’antica planimetria di Napoli con i Cardini e i Decumani

Piccola curiosità: il grano, unito alla crema di ricotta, richiamano, invece, il pane di farro del “Confarreatio” (il matrimonio romano arcaico, risalente all’epoca di Romolo). Come se Neapolis sposasse la sua dolce sirena fino alla fine dei secoli.

Pastiera: la leggenda delle 7 strisce
Foto di Luciana Romano dal gruppo Facebook “Innamorati della Campania”
More from Francesco Li Volti

Andrea De Jorio: l’archeologo che studiò la napoletanità

Chi fu Andrea De Jorio? Un archeologo? Un prete? Si tratta di...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *