Il palazzo del Nunzio Apostolico voluto da Papa Sisto V

Il palazzo del Nunzio Apostolico fu eretto nel 1585 per volere di papa Sisto V. Ancora oggi quando si entra è possibile notare alcuni resti antichi...

Oggi in molti lo conoscono perché c’è il negozio di Piazza Italia, ma le origini del Palazzo del Nunzio Apostolico hanno radici molto antiche.

La sua storia inizia nel 1537, quando fu innalzato un piccolo edificio di due piani, probabilmente utilizzato come asciugatoio per i vestiti. Nel 1585, dopo solo un anno dal suo mandato, Papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) cercava una sede dello Stato Pontificio a Napoli e individuò nel palazzo che oggi si trova a via Toledo 352 il luogo ideale.
Innanzitutto, su commissione dell’arcivescovo di Amalfi, Giulio Rossino, nonché nunzio apostolico, il palazzo fu ingrandito e fu acquistato anche parte del terreno limitrofo di proprietà dei monaci di San Martino, dove un tempo crescevano dei favolosi gelsi. Questo aneddoto è riportato sulla facciata del portale in piperno all’ingresso ancora oggi, e recita così:

NUNTIORUM APOST. COMMODITATE
SISTI V PONT. MAX.
LIBERLITATE AEDES HAEC EMPTAE AUCTAEQUE
MDLXXXV PONT. SUI PRIMO
IULIO ROSSINO ARCHIELP. AMALPH
NUN. APOST. PROCURANTE.

Giulio Rossinio, Arcivescovo di Amalfi e Nunzio Apostolico, per volere di Sisto V, nel 1585, primo anno del suo pontificato, fece costruire il Palazzo dei Nunzii acquistando e ingrandendo il vecchio edificio”.

LA PESTE

Nel 1656, in concomitanza con l’arrivo della peste, su Napoli non pioveva da molto tempo e il clima secco aveva portato all’aumento della malattia in città. Fu così che il 14 agosto si scatenò un fortissimo temporale che formò un rapidissimo torrente che fracassò i lati delle strade, entrando all’interno delle case, distruggendo ogni cosa. Tutto ciò provocò solo dei piccoli danni statici al palazzo della Nunziatura, causando alcuni cedimenti della rete fognaria, ma distrusse l’edificio “Monte dei Poveri Vergognosi”, fra la casa della Nunziatura e la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Toledo. Dopo questi avvenimenti e l’abbandono dell’allora nunzio Giulio Spinola (1558-1565), l’edificio venne disabitato fino al 1667, quando papa Alessandro VII utilizzò i soldi della vendita del Monastero dei Frati Minori ai Miracoli per finanziare i lavori di ristrutturazione, affidati a Bonaventura Presti, per volere del nunzio Bernardo Rocco. All’architetto bolognese, famoso per i soffitti in legno della chiesa di san Pietro a Majella, si deve il disegno della fastosissima facciata, ricca di decorazioni e colori in stile barocco, stucchi floreali e emblemi araldici pontifici, articolato da un cortile centrale e da un loggiato ad archi su colonne di pietra. La facciata è riportata da Paolo Petrini nella sua opera Facciate delli palazzi più cuspicui della città di Napoli del 1718.

Il palazzo del Nunzio Apostolico voluto da Papa Sisto V
La facciata disegnata da Paolo Petrini nella sua opera Facciate delli palazzi più cuspicui della città di Napoli del 1718.

Il palazzo del Nunzio Apostolico nell’800

Nel 1826 il palazzo del Nunzio Apostolico subì ulteriori modifiche grazie all’architetto Vincenzo Lenci, che lo ritoccò secondo i gusti classicistici dell’epoca, cancellando ogni decorazione, uniformandolo a tutti i palazzi di via Toledo, abolendo le decorazioni barocche e portandolo all’odierno aspetto. Ma questo edificio incarna anche i valori dell’epoca borbonica, in quanto l’ultimo nunzio, il vescovo Pietro Giannelli, nel settembre del 1860, poco prima dell’ingresso di Garibaldi a Napoli, volle seguire Francesco II nel suo viaggio verso Gaeta. Il nunzio restò vicino al re per tutta la durata dell’assedio e anche durante l’esilio a Roma.

Alberghi, cinema e Banca

Dopo l’Unità d’Italia il palazzo divenne un albergo chiamato Hotel Regina e poi Hotel Toledo e restò tale per molti anni. Nel dopoguerra divenne uno dei cinema più frequentati della città col nome Sala Roma: il pianterreno ed il primo piano furono trasformati totalmente. All’inizio degli anni Ottanta venne acquistato dal Banco del Santo Spirito come sede del “pegno”, sfruttando la platea per le esposizioni e la galleria come sala per le sedute di asta. A causa delle infiltrazioni della malavita durante le aste, l’ex Banco di Napoli e l’ex Banco di Sicilia decisero di eliminare la pratica del pegno. Continuò ad essere una banca per una quindicina d’anni, ma alla sua storia e alla sua vecchia bellezza, nessuno ci fece più caso. Quello che anticamente era uno degli edifici più belli e colorati di Napoli, si era oramai ingrigito, sia all’esterno che all’interno. Alla metà del 2017 fu acquistato dal marchio di vestiti “Piazza Italia”.

Ma attenzione! Ancora oggi quando si entra nell’attuale negozio di vestiti, se si alza lo sguardo, proprio lì, nell’atrio a sinistra, è conservata l’epigrafe in onore di Papa Alessandro VII che, nel 1667, promosse il recupero del palazzo. A destra, invece, c’è ancora lo stemma della Nunziatura Apostolica durante il Regno delle Due Sicilie.

Piccola curiosità: dal 1500 al 1860 furono due i Nunzi apostolici di Napoli che poi sarebbero diventati papi: Innocenzo X, nato Giovanni Battista Pamphilj e papa Clemente X, nato Emilio Bonaventura Altieri.

Bibliografia:
I palazzi di Napoli, Aurelio De Rose, Newton & Compton, Roma, 2007
Guida di Napoli e dintorni, Gino Doria, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1950
Napoli, Atlante della città storica, Italo Ferraro, OIKOS, Napoli, 2012

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