Antonio Scialoja, l’ economista rivoluzionario dimenticato

Alle spalle di corso Umberto I, nei pressi dell’ antico Borgo Orefici, c’è una via poco nota, tra residui di costruzioni angioine e le sfarzose quanto ingombranti strutture post unitarie: è via Antonio Scialoja. Dedicata dall’ allora neonato Regno d’Italia ad un fervente antiborbonico, che non si nascondeva già da prima che si parlasse di unità nazionale.

Via Antonio Scialoja
Via Antonio Scialoja. La parte più chiara dell’ immagine mostra gli edifici preesistenti, abbattuti per far posto alla nuova strada.

Economista di fama internazionale, politico, accademico, rivoluzionario, Antionio Scialoja nacque nel 1817 in quella che al tempo era un’area marginale, poco edificata e poco popolata di Napoli, San Giovanni a Teduccio, durante la reggenza di Ferdinando II, da poco rimesso sul trono dal Congresso di Vienna. In famiglia, aveva suo padre membro delle forze dell’ ordine borboniche e uno zio morto durante la Rivoluzione Napoletana del 1799, da cui gli è stato dato il nome “Antonio”.

Antonio Scialoja, l' economista rivoluzionario dimenticato
Antonio Scialoja

Decise di avviarsi agli studi giuridici, che concluse nel 1841 e nel mentre sviluppò un grande interesse verso l’ economia, anche grazie agli scritti di Genovesi. La sua prima pubblicazione, che ebbe grande successo, fu “Principi di economia sociale esposti in ordine ideologico“, realizzata nel 1840, a soli 23 anni. Praticò per un periodo la professione di avvocato e, poco dopo, fu nominato magistrato da Ferdinando II. Tra il 1844 e il 1845 viaggiò tra la Francia e l’ Inghilterra per proseguire i suoi studi economici.

Nel 1846 tentò il concorso per la cattedra di economia politica presso l’ Università di Napoli, ma fu assegnata ad un altro: sembrerebbe che, per motivi politici, sia stata concessa al fratello dell’ allora vescovo di Aversa. Tuttavia, fu notato dal politico piemontese Cesare Alfieri, che gli offrì la stessa cattedra presso l’ Università di Torino. Vi rimase fino al 1848.

Proprio il 1848, anno ricco di rivoluzioni, fu un anno cruciale per Scialoja: decise di tornare a Napoli, in occasione della concessione di un governo costituzionale, guidato dal primo ministro Carlo Troya, dal quale gli fu offerto il suo primo incarico governativo. Ottenne il ruolo di ministro dell’ agricoltura e del commercio. (Oggi, a Carlo Troya è dedicata la via perpendicolare a via Antonio Scialoja)

L’ anno seguente, temendo che il governo volesse indebolire la monarchia, il Re decise di sospendere la costituzione concessa. Scialoja fu arrestato a causa delle sue idee politiche, di tendenza liberale, che, a quanto pare, già destarono sospetti all’ epoca della sua prima pubblicazione. Insieme a lui, altri ministri e deputati.

Trascorse gli anni fino al 1852 nel carcere (ex convento) di Santa Maria Apparente. In quell’ anno, la sua pena fu commutata in esilio permanente dal Regno delle Due Sicilie. Decise, così, di spostarsi definitivamente a Torino, altra scelta che si rivelò fondamentale nella sua vita: infatti, destò la simpatia di Camillo Benso, conte di Cavour, che gli offrì un posto dirigenziale al Catasto.

Antonio Scialoja, l' economista rivoluzionario dimenticato
La facciata della chiesa di Santa Maria Apparente, a corso Vittorio Emanuele II. A destra, l’ ex convento/carcere. Oggi abitazioni private.

Nel periodo che seguì, abbracciò a pieno le idee del conte di Cavour e, nel 1857, pubblicò “Note e confronti dei bilanci del Regno di Napoli e degli Stati Sardi“, in cui metteva a paragone la situazione economica e le idee politiche del Regno di Sardegna con il Regno delle Due Sicilie, sottolineando quanto questo fosse chiuso e arretrato e inneggiando all’ idea di unità nazionale.

Nel 1860, quando Giuseppe Garibaldi si nominò temporaneo dittatore del Regno delle Due Sicilie, chiamò a sè Antonio Scialoja come ministro delle finanze del governo provvisorio. Fu tra i fautori dell’ unione economica dei due regni, per la formazione del Regno d’Italia.

Poco dopo, fu anche tra i responsabili dei primi importanti accordi commerciali del nuovo Regno con la Francia di Napoleone III.

Dal 1861 ricoprì la carica di senatore ed ottenne incarichi di segretario generale prima del ministero dell’ agricoltura e poi delle finanze. Collaborò con diversi giornali di economia. Inoltre, nel 1865, fu autore della prima legge sul diritto d’ autore del Regno d’Italia.

Antonio Scialoja, l' economista rivoluzionario dimenticato
Non sappiamo perché, ma durante le nostre ricerche abbiamo trovato un sito web che vende tazzine di Scialoja

Dal 1865 al 1867, mentre era in atto la terza guerra di indipendenza, fu nominato ministro delle finanze. Ottenuto l’ incarico, per affrontare le spese delle guerre che lo Stato stava intraprendendo, introdusse il corso forzoso della lira, che svincolava la moneta dai possedimenti aurei statali, permettendo, così, di stampare altro denaro, scelta che scatenò lunghi dibattiti tra gli economisti italiani dell’epoca (Questa tecnica è utilizzata ancora oggi da stati come U.S.A. e Giappone!). Nonostante la forte inflazione, questa procedura fu mantenuta fino al 1883. Molto del denaro adoperato per le guerre che avrebbero portato all’ unificazione territoriale fu tratto dalle casse del Banco di Napoli, fatto che lo stesso Scialoja definì una “volgare verità“.

Dal 1867 al 1872 fu presidente della Corte dei Conti. Fu ministro della Pubblica Istruzione dal 1872 al 1874, battendosi per l’ alfabetizzazione su scala nazionale.

Nel 1874, terminato il suo ultimo incarico ministeriale, fu convocato alla corte di Ismail Pascià, Khedivè d’ Egitto, come consulente finanziario per riassestare l’ economia locale. Nel 1877, le sue condizioni di salute iniziarono a farsi precarie, così decise di rientrare in Italia.

Morì il 13 ottobre di quello stesso anno, a Procida, in cui gli fu dedicata, a spese di diversi noti politici del tempo, una statua, ad oggi ancora visibile.

Scialoja a Procida
Statua di Scialoja a Procida

Anche suo figlio, Vittorio Scialoja, si distinse per la sua illustre carriera giuridica e politica, ma questa è un’altra storia.

-Leonardo Quagliuolo

Riferimenti:

“Napoli e il risanamento”, del prof. Alisio

Senato della Repubblica Italiana

Consiglio Nazionale Forense

Sistema Archivistico Nazionale

Altritaliani.net

Comitato Nazionale Ricerche

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