I cavalli di piazza del Plebiscito voluti da Napoleone

I cavalli di piazza del Plebiscito voluti da Napoleone

Sicuramente si tratta di una delle piazze più belle e famose d’Italia. Piazza del Plebiscito e i suoi due cavalli di bronzo sono stati fotografati e riprodotti da milioni (forse miliardi) di persone. Si tratta di un luogo simbolo di Napoli, che tra la Prefettura, il Palazzo Reale e la chiesa di san Francesco di Paola, trova nel centro della piazza i due cavalli raffiguranti Carlo III e suo figlio, Ferdinando I delle due Sicilie.

Napoleone e i cavalli di bronzo

Possiamo affermare che la storia dei due cavalli di bronzo di piazza del Plebiscito abbia inizio nel 1799. Attenzione, nel 1799 non furono né realizzati e neppure concepiti. Durante la piccola parentesi della Repubblica Napoletana, durata poco meno di sei mesi, i rivoluzionari si autoproclamarono “giacobini” e la spinta di un governo francese era soltanto ai suoi albori. Con il ritorno dei Borbone, il popolo napoletano si divideva a metà: chi voleva un governo francese e chi si augurava una lunga permanenza dei regnanti. Intanto il 2 dicembre del 1805 Napoleone Bonaparte, con la vittoria di Austerlitz, regolò definitivamente i conti con Napoli: promosse l’occupazione del napoletano, condotta con successo dal Gouvion-Saint Cyr e dal Reynier, e dichiarò quindi decaduta la dinastia borbonica, che l’11 aprile dello stesso anno era entrata nella terza coalizione antifrancese, palesemente ostile a Napoleone. Ferdinando con la sua corte se ne tornò a Palermo, sotto la protezione inglese. L’imperatore dei francesi nominò quindi il fratello Giuseppe “Re di Napoli“.

Per onorare la grandezza di Napoleone Bonaparte, il re Giuseppe Bonaparte volle dedicargli la costruzione di una statua a cavallo, raffigurante l’Imperatore dei francesi. La sua idea nacque dalle sembianze imperiali che assumevano i cavalli di San Marco a Venezia e la statua equestre di Marco Aurelio a Roma. Per questo motivo, si dice che Napoleone fosse raggiante all’idea di avere una sua statua a Napoli, una delle città più grandi e importanti del mondo. Infatti dopo le scoperte di Ercolano e Pompei, Napoli balzò al primo posto per molti decenni come la meta più suggestiva per i turisti stranieri. Bonaparte decise di commissionare il singolo cavallo nientemeno che a Antonio Canova.

L’ultima opera di Canova

Afflitto dalla dissenteria e dall’acuirsi delle debolezze di stomaco (che lo tormentò sin da quando scolpì il Monumento a Clemente XIII (1783-1792)), Canova fu chiamato da Giuseppe Bonaparte a eseguire questa gigantesca opera. Si affidò alla sua fonderia di fiducia, quella all’interno di Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano, di proprietà della famiglia Righetti dal 1816. Proprio nelle vicinanze oggi c’è la strada “Via Cavalli di Bronzo”, per ricordare l’ultima opera del Canova in vita.
Il 6 luglio 1808 Giuseppe Bonaparte fu nominato re di Spagna col nome Giuseppe Napoleone I: a Napoli gli successe Gioacchino Murat, cognato di Napoleone grazie al matrimonio con sua sorella, Carolina Bonaparte. A Napoli il nuovo re, ormai noto come “Gioacchino Napoleone“, fu ben accolto dalla popolazione, che ne apprezzava la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il gusto dello spettacolo e alcuni tentativi di porre riparo alla povertà, ma venne invece detestato dal clero. Purtroppo per Murat, il suo governo duro pochi anni, fino al 1813, quando l’esercito napoleonico cadde a Lipsia e ne conseguì il Congresso di Vienna, che ridispose gli assetti europei. I Borbone tornavano a Napoli dopo quasi 10 anni.

I cavalli di piazza del Plebiscito voluti da Napoleone
Il cavallo di Canova con Carlo III – Foto di Federico Quagliuolo

L’idea dei due cavalli di Ferdinando I delle due Sicilie

E il cavallo? A causa di varie vicissitudini, Canova ritardo’ di anni l’ultimazione dell’intera statua e Ferdinando IV, diventato nel frattempo Ferdinando I per l’annessione della Sicilia al Regno di Napoli (e quindi divenuto Regno delle due Sicilie), conservò tutte le opere di miglioramento del governo francese, compreso il cavallo di Napoleone. Proprio come Giuseppe Bonaparte, volle onorare attraverso questa statua la sua dinastia. Quindi ordinò a Canova di cambiare il soggetto: non si doveva più rappresentare Napoleone, bensì Carlo III. Ma non solo. Re Ferdinando commissionò la costruzione di un secondo cavallo, su cui doveva esserci lui stesso, come simbolo della continuazione della dinastia borbonica a Napoli. La statua di Ferdinando I, che presenta la stessa posa nel senso opposto che richiama il dipinto sul sepolcro di Giovanni Acuto (1320-1394) nel Duomo di Firenze realizzato da Paolo Uccello (1397-1475), presenta uno sguardo severo che sembra rivendicare la propria autorità su Napoli. Così, nell’agosto del 1818 il modello per la figura del sovrano fu concluso, mentre la sua fusione col bronzo avverrà nel 1821. Lo stesso vale per il cavallo, che pronto nel 1818 verrà eseguito di getto nel 1820. Il modello in gesso della statua fu collocato nel vestibolo dell’allora Real Museo Borbonico (oggi Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Purtroppo la seconda statua, non potendo essere eseguita per intero da Canova a causa della sua morte, solo il cavallo può essere attribuito all’artista veneto mentre il re che lo cavalca fu scolpito dal suo allievo Antonio Calì (1788-1866). Il giovane scultore vinse il concorso bandito nel 1823 e addirittura presentò alla prima Biennale borbonica del 1826 il busto di grandi dimensioni, per cui ricevette un premio ed un giudizio elogiativo dall’architetto Niccolini (1772-1850). Sistemati sopra dei basamenti in marmo, e con lo sguardo rivolto verso il Palazzo Reale, le statue furono inaugurate nel 1829 a Largo di Palazzo, la futura piazza del Plebiscito.

I cavalli di piazza del Plebiscito voluti da Napoleone
Il cavallo di Calì con Ferdinando I delle Due Sicilie- Foto di Federico Quagliuolo

“Vogliamo Garibaldi e Vittorio Emanuele II sulle statue!”

Incredibile ma vero, dopo la conquista di Napoli da parte dei garibaldini, nulla fu più lo stesso. Il popolo rinnegò i suoi regnanti e si unì alla causa dell’Italia unita. Le due statue borboniche divennero dunque dei personaggi politicamente molto ingombranti e fu decisa la loro distruzione. C’era chi ne voleva la distruzione o chi addirittura propose di eliminare le teste di Carlo III e Ferdinando I, per sostituirle con quelle di Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Del progetto non se ne fece nulla e oggi dominano sulla piazza, a distanza di quasi 200 anni.

Abbiamo saputo che c’è qualche pseudo-guida che afferma che queste due opere siano risalenti all’epoca dei Romani. Speriamo che dopo aver letto questo articolo, vengano raccontate le storie reali!

PS: Oggi c’è un gioco che consiste nell’attraversare piazza del Plebiscito, bendati per 170 metri, cercando di passare al centro dei due cavalli. Nel caso si riuscisse nell’intento, non dimenticate di esprimere un desiderio che siiiiiiiiiiiiiicuramente si avvererà!

I cavalli di piazza del Plebiscito voluti da Napoleone
Uno dei due cavalli di piazza del Plebiscito, in uno scatto di Giorgio Sommer
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