La guglia di san Gennaro, la più antica di Napoli

La guglia di san Gennaro, la più antica di Napoli

La guglia di san Gennaro si trova nel cuore del centro di Napoli, alle spalle del Duomo e del Tesoro di san Gennaro, in piazza Cardinale Sisto Riario Sforza. In questo luogo si dice che un tempo ci fosse il tempio dedicato a Giove o a Nettuno.

La guglia di san Gennaro, la più antica di Napoli
La guglia di san Gennaro in un dipinto di Giacinto Gigante

La storia della guglia di san Gennaro inizia il 16 dicembre 1631, mentre era viceré il conte di Monterrey. Il Vesuvio dopo 130 anni di inattività, esplose e cominciò a riversare fango rovente e lapilli alle sue pendici, inondando le città di Resina, Torre del Greco, Portici, Pietrarsa ( all’epoca il suo nome era Pietra Bianca (Leucopetra) ma da allora fu ridenominata Pietrarsa) e Ottaviano.
100 milioni di metri cubi di materiale si sparsero nelle vicinanze del Vesuvio, uccidendo quasi 3.000 persone, oltre a circa 6.000 capi di bestiame; i senza tetto scappati verso Napoli furono circa 44.000. Il conte di Monterrey inviò alcune navi a raccogliere i sopravvissuti di Torre del Greco. A Napoli la disperazione era tanta. Il popolo, terrorizzato da una possibile eruzione, temeva che i materiali vulcanici, oramai arrivati alle porte della città, potessero giungere fino alle loro case. In momenti come questi non c’è molto da fare, se non affidarsi ai propri santi.

San Gennaro pensaci tu!

Fu così che il 17 dicembre il vescovo di Napoli, Francesco Boncompagni, convinse la cittadinanza a seguirlo in una processione dedicata a san Gennaro, portando per le strade di Napoli le sue reliquie e la statua del Santo. In un dipinto di Micco Spadaro è stato riprodotto proprio quel momento.
Avvenne l’impensabile: dopo 19 giorni, il 3 gennaio 1632, incredibilmente la lava si fermò, deviando il suo percorso, proprio quando la statua del Santo, sistemata sul ponte della Maddalena, allora unico passaggio tra San Giovanni a Teduccio e Napoli, fu rivolta in direzione del vulcano. Inutile dire la gioia che avvolse la città. San Gennaro divenne l’eroe di Napoli e il suo nome riecheggiò per giorni, mesi.

La guglia di san Gennaro, la più antica di Napoli
Il dipinto di Micco Spadaro della processione

A seguito della disastrosa eruzione del Vesuvio del 1631 il Vicerè Zunica fece porre un Epitaffio ad ammonizione futura dei pericoli del vulcano. La targa esiste ancora e recita così:

“Posteri, Posteri! E’ nel vostro interesse: l’esperienza vissuta ammaestra la vita a venire. Vigilate venti volte da che brilla il sole, è storia, non favola fu in eruzione il Vesuvio sempre con immane strage di quelli che hanno indugiato. Ammonisco affinché d’ora in poi non ghermisca gli incerti. Questo monte ha gravido il ventre di bitume, allume, ferro, zolfo, oro, argento, nitro e fonti d’acque. Presto o tardi sarà incadescente e con gli influssi del mare li partorirà però prima dell’eruzione si sconvolge e scuote la terra; manda fumo, lampeggia, vomita fiamme, squassa orribilmente l’aria, emette muggiti, boati, tuoni: fa allontanare dalle loro terre i vicini. Spicca il volo finché ti è consentito! Da un momento all’altro scoppia, erompe impetuosamente, vomita un lago di miscela di fuoco, precipita in celere corsa, preclude la fuga tardiva. Se ti ghermisce è finita: sei morto! Nell’anno di salute 1631, il 16 dicembre, regnando Filippo IV ed essendo vicerè Emanuele Fonseca Zunica conte di Monterey. Verificatosi nuovamente la calamità dei tempi passati ed essendo provveduto con grande umanità e munificenza ai relativi soccors il Vesuvio, temuto, ha serbato in vita. Non tenuto in considerazione, ha fatto strage degli incauti e degli avidi per i quali la casa e le masserizzie contavano più della vita allora, se hai giudizio, presta ascolto a questa lapide eloquente. Non curarti della casa, non badare ai bagagli: fuggi, senza alcuna esitazione!”

Una guglia per il Santo

In breve tempo si decise di erigere un monumento per il Santo Patrono, per ringraziarlo per l’ennesimo miracolo. La Deputazione del Tesoro di san Gennaro, l’organo rappresentativo del popolo napoletano che oggi come allora tutela la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, commissionò la costruzione di un monumento a lui dedicato. Si pensò a una guglia per via di un’antica pratica di origine romana: a quell’epoca si era soliti installare un obelisco egizio, o una sua imitazione, in prossimità delle basiliche, in modo da essere facilmente avvistate dai pellegrini. La forma della guglia ricorda le costruzioni di legno e cartapesta che da secoli venivano portate in processione in diverse parti della Campania, come ancora oggi accade a Nola durante la Festa dei Gigli.

La costruzione della guglia di San Gennaro

L’opera fu affidata nel 1636 a Cosimo Fanzago e consisteva in una colonna alta 24 metri. Lo scultore terminò la sua opera nove anni dopo, per via di alcune difficoltà economiche ma ancora mancavano dei particolari. Si dovrà aspettare il 1660 per ottenere il risultato della guglia di oggi, poiché il XVII secolo fu un secolo particolarmente turbolento per la città: l’eruzione del Vesuvio, la rivolta di Masaniello e un’epidemia di peste nel 1656 contribuirono al rallentamento dei lavori. Alla sommità del monumento si può vedere la statua di san Gennaro a opera di Tommaso Montani e sulla base c’è la sirena Partenope con uno scudo, come segno della difesa della città. Il capitello posto alla base della statua del Santo, ospita quattro puttini con in mano i simboli di san Gennaro: le ampolle, il bastone, la mitra, la stola, il libro e la penna.

Ps: La guglia di san Gennaro è la più antica dei cinque obelischi della città. Nel 1658 fu eretto quello di san Domenico a piazza san Domenico, nel 1746 quello a piazza del Gesù, quello di Materdei in via Ugo Falcando e nel 1799 quello di Portosalvo in via Alcide De Gasperi

Bibliografia:

Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche, Antonio Nazzaro, Liguori, 1997

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