La Dama con l'ermellino: l'unione tra Napoli e Milano

La Dama con l’ermellino: l’unione tra Napoli e Milano

La famosa “Dama con l’ermellino” è un dipinto di Leonardo da Vinci datato al 1489-90 ed è conservato a Cracovia, nel Museo Nazionale. È sicuramente uno dei quadri di Leonardo più famosi al mondo ed è considerato il primo ritratto dell’epoca moderna.

La Dama con l’ermellino è una donna di bell’aspetto, ritratta a mezzo busto. Il volto è girato di tre quarti, non guarda l’osservatore ma probabilmente il suo amato. E l’amato in questione non è uno qualunque, ma Ludovico il Moro, il Duca di Milano. In questo dipinto Leonardo va oltre il canone della ritrattistica ufficiale. Infatti non rappresenta la donna in modo statico e frontale, ma rende la posa molto più dinamica. Il viso gira a sinistra, il busto e le mani sono morbide e delicate.

Chi è la Dama con l’ermellino

La donna ritratta è ben documentata dalle fonti antiche. Grazie al sonetto che il poeta Bernardo Bellincioni scrisse intorno al 1493 dedicato proprio alla bellezza del ritratto e all’epistolario tra Isabella d’Este e la Gallerani del 1498, sappiamo che si tratta di Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. La donna nacque nel 1473 e era nipote di un ghibellino senese che, per sfuggire alla persecuzione da parte dei guelfi, si trasferì a Milano. All’epoca Milano accolse molti ghibellini anche se i guelfi avevano forti amicizie nel capoluogo lombardo. Con il Moro ebbe un figlio, Cesare, nato nel 1491.

La loro storia d’amore non culminò mai in un matrimonio, infatti Ludovico il Moro si sposò con Beatrice d’Este, anche se, la storia con la giovane Cecilia, fece slittare di un anno le nozze (dal 1490 al 1491). Cecilia Gallerani sarà così allontanata da Palazzo Ducale per sempre e portata in un’altra dimora dove diede alla luce il figlio. Anche lei si sposerà nel 1492, con il conte Ludovico Carminati.

L’Ordine dell’Ermellino del Regno di Napoli

L’Ordine dell’Ermellino fu fondato dal Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, conosciuto come Ferrante d’Aragona, il 29 settembre 1465, così come si apprende dalla data posta alla fine dei capitoli costitutivi siglati in Castel Nuovo.

Il giorno di fondazione non fu casuale, poiché l’Ordine era dedicato a San Michele Arcangelo, un santo molto caro per i membri. Tra le personalità più importanti che ne fecero parte possiamo ricordare: Roberto Sanseverino (il condottiero che fece costruire Palazzo Sanseverino, oggi Chiesa del Gesù Nuovo), Ercole d’Este, duca di Ferrara; Federico di Montefaltro, duca di Urbino; Alfonso II d’Aragona e suo figlio Ferrandino, re di Napoli; Galeazzo Sforza, signore di Milano e Ludovico il Moro, che diventerà anche Duca di Bari grazie all’intercessione del re di Napoli, Ferrante d’Aragona.

La Dama con l'ermellino: l'unione tra Napoli e Milano
Particolare dell’ermellino

Ludovico il Moro e l’Ermellino

Ludovico il Moro venne in aiuto di Ferrante d’Aragona nel 1485-1486, quando i baroni più influenti di Napoli ordirono una congiura per arrestare l’opera di modernizzazione avviata dal re di Napoli. Per questa ragione nel 1488 Ludovico fu insignito del collare dell’Ermellino, una delle più alte onorificenze napoletane. In realtà Ludovico Sforza ambiva a far parte dell’Ordine dell’Ermellino perché desideroso di diventare Duca di Milano, al posto del nipote Gian Galezzo Sforza. Il Moro commissionò a Leonardo da Vinci il dipinto della Dama con l’ermellino nel 1488 per veder terminata l’opera nel 1490. L’amante di Ludovico porta con sé l’ermellino proprio per suggellare l’intenso rapporto con Napoli.

Ma quando Ferrante d’Aragona inviò la nipote Isabella a Milano per sposare Gian Galeazzo Sforza, questa unione fra le due città si distrusse. Infatti Ludovico, impossessatosi del Ducato di Milano, costrinse la coppia a scappare a Pavia. Quindi Isabella d’Aragona richiese l’intervento del nonno Ferrante, il quale revocò il collare dell’Ordine dell’Ermellino a Ludovico il Moro, rompendo per sempre l’alleanza tra le due città.

Bibliografia

 Lo sguardo riscoperto di Cecilia Gallerani, Danio Asinari, Cremona, 2020

Nobili napoletani

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