Andrea De Jorio: l'archeologo che studiò la napoletanità

Andrea De Jorio: l’archeologo che studiò la napoletanità

Andrea De Jorio è un personaggio sconosciuto. Di lui oramai ne parlano in pochi, eppure si tratta di un napoletano (anzi, procidano!) che influì molto sull’evoluzione della napoletanità. Esistono centinaia di libri sulla mimica napoletana che parlano di gestualità, di corna, di mani messe in determinati modi, ma il primo in assoluto, scritto su basi storiche scientifiche, fu redatto da Andrea De Jorio già nel 1832.

Andrea De Jorio: l'archeologo che studiò la napoletanità
Ritratto di Andrea De Jorio

La vita di Andrea De Jorio

Andrea De Jorio nacque il 16 febbraio del 1769 a Procida da Francesco De Jorio e Rosa Galatola, ma a 12 anni si trasferì a Napoli a causa della scomparsa di entrambi i genitori. Fu affidato agli zii paterni, che lo indussero a studiare al Seminario arcivescovile napoletano. Qui imparò il francese e l’inglese, ma si innamorò anche della musica e delle lingue antiche. Nel 1805, all’età di 37 anni, divenne canonico della Cattedrale di Napoli, cosa che gli servì molto per i suoi lavori successivi. Infatti grazie a questa nomina, nel 1810 fu incaricato dal re a rivestire il ruolo di Ispettore generale alla pubblica istruzione di Napoli. Con lui ci furono evidenti miglioramenti all’interno degli Istituti pubblici, concentrandosi maggiormente sulle materie classiche e scientifiche.
L’anno successivo gli fu affidato il compito di occuparsi della conservazione della sala dei vasi fittili (etruschi) del Real Museo Borbonico (oggi Museo Archeologico Nazionale), la sala più importante a quell’epoca. Fu durante questi anni che crebbe in lui la passione per l’archeologia e soprattutto per gli scavi di Pompei e Ercolano. Grazie a lui ci furono le scoperte dei sepolcri di Cuma e soprattutto la prima pianta della Villa dei Papiri. Nel 1817 compose la Guida di Pozzuoli e contorni con atlante, un’opera incredibile per la ricchezza di dettagli storici, tradotta in inglese e tedesco. Negli anni Trenta dell’Ottocento, per lo spirito di iniziativa di Andrea De Jorio, gli scavi delle Catacombe di san Gennaro giunsero a dei livelli mai visti prima. Sempre in questo periodo gli fu proposto di scrivere un libro particolare, fuori dal comune. Un libro sulla storia della mimica napoletana.

La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano

Nel 1832, dopo anni di studio sulla società napoletana, uscì La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano, un’opera etnografica, in cui vengono sviluppate le teorie per il quale la gestualità insita nel napoletano, in realtà derivi dal mondo greco. De Jorio aveva studiato centinaia di migliaia di vasi greci, comparandoli con la quotidianità dei cittadini napoletani. Da questo studio ne nacque un’opera unica al mondo, che probabilmente incise in ottica futura e contemporanea nel rimarcare la classica vivacità nei gesti napoletani. Curioso è l’aneddoto per il quale il popolo, dopo essere stato studiato attentamente da De Jorio, lo definì uno “iettatore“. Alexandre Dumas (padre) in un capitolo del Corricolo conferma questa diceria: “il «canonico Oiori» (che Benedetto Croce intuì non essere altro che l’anagramma di De Jorio), chiedendo di essere ricevuto da Ferdinando I delle Due Sicilie, per presentargli una pubblicazione, riuscì infine ad ottenere udienza solo il giorno in cui il sovrano borbonico morì”.

Funerali e sepoltura

De Jorio morì nel 1851 all’età di 82 anni e il suo grande amico, l’archeologo Bernardo Quaranta, si occupò di far incidere un epitaffio sulla sua tomba. Durante il suo funerale partecipò moltissima gente, tra cui anche personaggi del mondo intellettuale italiano e straniero. Sulla sua tomba, che si trova nella bellissima Basilica di Santa Restituta, furono riprodotti due pesci, come quelli sulle tombe paleocristiane da lui scoperte all’interno delle Catacombe di San Gennaro. Proprio in memoria dei suoi studi e delle sue passioni.

Tra le altre opere archeologiche da lui redatte dobbiamo citare: Istruzioni di commercio e suo stato antico e moderno, Scheletri cumani, Massime politico-morali per la cristiana gioventù, Guida di Pozzuoli e contorno, Ricerche sul tempio di Serapide in Pozzuoli, Metodo per rinvenire e frugare i sepolcri degli antichi, Viaggio di Enea all’Inferno, Officina de’ papiri, Notizie su gli scavi di Ercolano, Indicazione del più rimarcabile in Napoli e nel contorno, Guida di Pompei, Guida per le catacombe di San Gennaro de’ poveri.

Bibliografia:

Le biografie dei più celebri scrittori che han trattato delle catacombe, Gaetano Navarro, Napoli, 1855

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