Ottorino Barassi: il napoletano che salvò la Coppa del Mondo dai nazisti

Ottorino Barassi: il napoletano che salvò la Coppa del Mondo dai nazisti

La storia di Ottorino Barassi sembra essere tratta da un film avvincente, un thriller: eppure t’assicuriamo che è incredibilmente tutto vero. Parliamo di un uomo che, attraverso un briciolo d’astuzia, è riuscito a raggirare il Terzo Reich e la smaniosa bramosia di Hitler per tutto ciò che aveva un fascino esoterico.

Chi era Ottorino Barassi

Ottorino Barassi nacque a Napoli nel 1898. Il padre era un colonnello d’artiglieria che agli inizi del Novecento fu costretto a trasferirsi a Cremona per motivi lavorativi. Ottorino lo seguì e sin da bambino mosse i suoi primi passi inseguendo il pallone. La sua passione per il calcio era tanta e durante gli anni universitari si iscrisse a un corso per arbitri, ottenendo l’abilitazione nel 1920. Dopo cinque anni divenne prima Vice presidente dell’Associazione Italiani Arbitri e poi cassiere della Lega Serie A. Nel 1926, trasferitosi a Roma, fu nominato presidente della Prima Divisione, l’odierna Serie C.

Ottorino Barassi: il napoletano che salvò la Coppa del Mondo dai nazisti

Nel 1933 sarà Presidente della F.I.G.C. e nel 1934 gli fu affidato l’arduo compito di organizzare il Campionato del mondo, in Italia. La competizione all’epoca era chiamata Coppa del mondo Jules Rimet, in nome dell’uomo che la inventò, nonché il presidente della Fifa più longevo della storia, 33 anni. La Coppa del mondo quell’anno la vinse l’Italia, dopo un’avvincente finale vinta per 2 a 1 contro la Cecoslovacchia. Quella del 1938 fu organizzata in Francia e a vincere furono ancora gli italiani. Allo scoppio della guerra dunque, la Coppa Rimet era in Italia, a Roma nella sede di una banca, avendo avuto il diritto di tenerla sino al momento di consegnarla alla Nazione che avrebbe organizzato il Mondiale successivo.

La Coppa del Mondo in una scatola

Ma quando scoppia una guerra mondiale i Mondiali di calcio, e ancora di più la coppa vera e propria, non si sa che fine faranno. Fu così che la coppa venne prelevata in gran segreto dalla banca in cui era custodita e consegnata a Ottorino Barassi, che all’epoca era il vicepresidente Fifa e il segretario della Federcalcio italiana. Barassi non ci pensò due volte e la portò a casa sua, in piazza Adriana a Roma, nei pressi di Castel Sant’Angelo. Ma non la mise in bella vista, no. Non si trovava sul mobile in salotto e neppure nella camera da letto: la pose all’interno di una scatola di scarpe. La casa di Ottorino Barassi era quella di un funzionario pubblico dell’Italia fascista e certamente era in possesso di innumerevoli scarpe scure e lucide. Barassi prese un paio di scarpe e le lasciò bene in vista, magari accanto alla porta della camera da letto. Le lasciò lì pronte per essere lucidate; poi prese la scatola, infilandoci dentro la Rimet, che doveva essere protetta e salvata.

Un giorno i tedeschi arrivarono a casa di Ottorino Barassi per perquisirla, nonostante questi avesse dichiarato che la coppa Rimet si trovasse al CONI.
I tedeschi non si fidarono e una truppa di soldati SS e alcuni agenti della Gestapo perquisirono casa Barassi da cima a fondo, la coppa andava trovata e requisita per essere fusa, oppure, secondo altre fonti, per essere consegnata a Hitler in persona, grande ammiratore di tutto ciò che era esoterico. Non la trovarono, nessuno di loro pensò di cercare sotto il letto, o se lo fece non aprì la nostra scatola da scarpe, che lì sotto dovette fare più di un sussulto. Ma la coppa era salva e così anche il futuro del Campionato del mondo. Dopo qualche anno, nel 1946, fu lo stesso Ottorino Barassi a portare la Coppa Rimet in Lussemburgo.

Barassi aveva nascosto la stessa coppa che l’Uruguay alzerà qualche anno dopo, nella competizione del 1950 in Brasile, durante quella finale dei mondiali conosciuta da tutti come Maracanazo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like
Tempio Iside Pompei misteri

Misteri Isiaci a Napoli

Gli Alessandrini furono gli iniziatori dei culti misterici ed esoterici che caratterizzano la nostra città: parliamo dei “misteri isiaci”, i più importanti e segreti di tutta la storia esoterica di…
La tradizione della Pasquetta a Rione Alto

La tradizione della Pasquetta a Rione Alto

Il Rione Alto ha una storia molto triste: oggi è una accozzaglia di edifici senza storia, un tempo era l’antico borgo dei Cangiani, luogo preferito per le vacanze dei napoletani. Vi raccontiamo la bellissima storia di uno dei più importanti quartieri residenziali di Napoli, oggi soffocato dal cemento