Diomede Carafa, l'uomo più potente della Napoli aragonese

Diomede Carafa, l’uomo più potente della Napoli aragonese

Nel 1442, Napoli fu conquistata da Alfonso V d’Aragona, detto “il magnanimo”, sottraendo la corona del Regno agli Angiò, che la detenevano da circa due secoli. Al suo fianco, nella battaglia per la conquista del regno, prese parte Diomede I Carafa, nobile napoletano, appartenente ad una famiglia molto in vista e facoltosa, appassionato di arte e letteratura, nonchè politico. Era amco intimo di Alfonso V, al punto da essere nominato mentore di suo figlio, il giovane Ferdinando.

Alfonso V d'Aragona
Re Alfonso V d’Aragona

Diomede Carafa e la conquista aragonese di Napoli

A Diomede erano state fatte grandi promesse dal sovrano spagnolo, in cambio di aiuto in guerra: sarebbe stato nominato Duca di Calabria, avrebbe avuto importanti ruoli a Corte e sarebbe diventato proprietario di Castel dell’ ovo! Ovviamente, accettò.

Abile condottiero, sembrerebbe siano state sue alcune delle strategie che hanno portato l’ esercito aragonese ad accedere alla città e, nonostante fosse sato ferito, condusse con coraggio le truppe di cui era a capo e riuscì a cacciare Renato d’Angiò. Successivamente, avrebbe fiancheggiato re Alfonso V (I di Napoli) anche nella guerra con Firenze.

Acquisì una crescente influenza presso la Corte dei nuovi regnanti e pur non vedendo realizzate a pieno le esorbitanti promesse ricevute, rimase fedele alla corona aragonese anche durante il regno di Ferdinando I (noto anche come Ferrante d’Aragona), il quale lo nominò suo ministro e gli concesse numerosi diritti su tasse e possedimenti, ed anche onorificenze.

Nel 1458 fu nominato castellano di Castel Capuano e l’ anno successivo cavaliere. Nel 1465 divenne primo conte di Maddaloni, titolo che avrebbe tramandato per secoli ai suoi discendenti. Negli anni successivi, gli sarebbero stati elargiti altri doni dal re, tra cui l’area oggi nota come “vico Orto del Conte”, che un tempo doveva essere un ampio appezzamento di terreno fuori le mura, su cui negli anni sono stati edificati palazzi e strade, fino al Risanamento, in cui le mura aragonesi sono state distrutte e la via è stata troncata dall’ ampio corso Umberto I.

Vico Orto del Conte
Vico Orto del Conte prima e dopo il Risanamento, da “Napoli e il risanamento”, del prof. Giancarlo Alisio

Palazzo Diomede Carafa: tra diplomazia e collezionismo

Nel 1466, all’ apice della sua fortuna, decise di costruire una nuova residenza per sè e per i suoi discendenti, nel Decumano inferiore (oggi via san Biagio dei librai). Acquistò un intero isolato con l’ intento di creare un edificio che fosse piena espressione del suo rango (o forse di ricostruire un edificio preesistente, sempre della sua famiglia), che sarebbe diventato anche il suo luogo di lavoro, destinato al ricevimento di diplomatici e nobili che doveva incontrare per conto del re, un punto di riferimento per la politica del Regno. Pare che vi abbia soggiornato perfino Lorenzo “il Magnifico” de’ Medici, nel 1480, per trattare la pace tra i due stati.


Il progetto fu affidato all’ architetto e scultore Angelo Aniello Fiore.

Diomede Carafa, l'uomo più potente della Napoli aragonese
L’ isolato corrispondente a palazzo Carafa. Grazie a Napoliaragonese

La struttura ha blocchi alterni di tufo e pietra, unico nel suo genere, con delle nicchie che ospitano tutt’oggi piccole statue, poche ed ampie finestre ed un monumentale portone d’ ingresso, riccamente decorato e riportante lo stemma dei Carafa. Nel cortile c’è un’iscrizione in latino, che recita: “L’ insigne conte Diomede Carafa edificò questa casa. E’ a lode del re e lustro della Patria. Ci sia anche un sito forse più ampio in città, ma egli ritenne vile separarsi dagli avi“.

Diomede Carafa, l'uomo più potente della Napoli aragonese
Illustrazione seicentesca del cortile

Diomede fu un grande estimatore di arte antica, al punto da vantare un’ampia collezione, che decise di esporre interamente nel cortile del suo palazzo, per conferirgli un senso ancora maggiore di monumentalità ed importanza. Tra le opere, spiccavano una colonna con su una scultura di Ferdinando I d’ Aragona (oggi giuntaci danneggiata e senza la statua) ed una testa di cavallo in bronzo. Vi sono diverse teorie a riguardo, le più accreditate ritengono che si tratti di una prova per una scultura equestre del re Alfonso V, mai terminata, ad opera di Donatello, che fu data in dono a Diomede Carafa.

L’ originale oggi è ospitata nel Museo Archeologico Nazionale, donata dall’ ultimo principe Carafa, nel 1809, solo dopo averne fatta una copia in terracotta, da esporre nel cortile. Un’ ulteriore copia è visibile alla fermata della metropolitana Museo. Secondo un’ altra teoria, si tratterebbe di una statua di epoca romana, fatta fondere nel ‘300 dal cardinale Filomarino per ricavarci una campana e di cui sarebbe rimasta solo la testa.

Il palazzo fu venduto dall’ ultimo discendente dei Carafa nel 1815 ai Santangelo, che lo resero il loro museo privato. Oggi è un condominio.

testa di cavallo
L’ originale testa di cavallo di Donatello, oggi al Museo Archeologico Nazionale

Gli ultimi anni

Il conte Carafa si dimostrò una colonna portante per la diplomazia del regno, negli anni che seguirono, diventando mentore ed amico anche del figlio di Ferrante, Alfonso VI d’ Aragona (II di Napoli). Gli fu infine attribuito il ruolo di castellano di Castel dell’ Ovo, proprio come promesso da Alfonso I. Trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi, oltre che al lavoro per il sovrano, alla scrittura. Fu autore di diverse opere, tra cui un trattato sul buon governo.

Il suo ultimo appuntamento, sul letto di morte, fu proprio con Alfonso II, terzo ed ultimo sovrano che ha servito fedelmente. Morì a 81 anni, nel 1487. Gli vennero dedicati sontuosi funerali presso San Domenico Maggiore, dove è tutt’oggi sepolto.

-Leonardo Quagliuolo

Riferimenti:

Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania

Associazione Palazzo Diomede Carafa

Napoliaragonese.it

“Napoli e il Risanamento”, prof. Giancarlo Alisio

Nobilinapoletani.it

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