Il Ponte di Baia, l’impresa folle dell’imperatore Caligola

Realizzato per volontà di Caligola con l'intento di collegare Baia a Pozzuoli, l'omonimo ponte rappresentò una delle opere più audaci dell'imperatore romano.

Oggi non resta alcuna traccia tangibile del Ponte di Baia, ma una buona dose di immaginazione potrebbe aiutarci a ricostruirlo. A volerne la realizzazione fu Caligola, sulla cui figura la storiografia si è da sempre ampiamente espressa: imperatore folle o uomo ambizioso? Difficile tracciare il profilo esaustivo di un uomo vissuto più di duemila anni fa, soprattutto se gli unici ritratti pervenuti sino a noi appartengono ad una letteratura nata dalla mano di una cerchia di autori particolarmente ristretta e a lui ostile. Per molti secoli la tradizione letteraria, infatti, ha tramandato l’immagine di un uomo spesso in preda alla follia, sebbene la storiografia moderna abbia tentato di condurne un’analisi basata su una rilettura più oggettiva delle fonti e scevra da qualsiasi risentimento o contingenza storica.

Ponte di Caligola
Il Ponte di Caligola e il Golfo di Pozzuoli, A. D’Anna

Volendo astenersi da qualsiasi giudizio o interpretazione avventata, tuttavia, non si può fare a meno di cogliere in alcune delle sue opere la mano di un personaggio controverso, protesa sì verso la gloria dei grandi uomini della storia che lo avevano preceduto, ma spesso tormentata dalla necessità di dimostrare a Roma il proprio valore.

La sua audacia assunse particolare consistenza in due episodi, uno dei quali ambientato a Baia, presso cui l’imperatore volle realizzare un ponte galleggiante destinato a collegarla via mare alla vicina Pozzuoli. Anche in questo caso le uniche testimonianze pervenuteci riguardano fonti letterarie dell’epoca che, al di là di elementi legati a volontà interpretative dell’autore, concordano nel sottolineare la dispendiosità, tra l’altro vana, dell’opera.

Flavio Giuseppe, ad esempio, parla di un ponte di barche lungo circa 30 stadi che comunicasse l’idea di un imperatore in grado non solo di dominare tanto la terra quanto il mare, ma addirittura di attraversalo in sella al suo cavallo. Seneca, invece, descrive l’impresa come la causa della crisi annonaria e della imperante rovina che avrebbero colpito Roma, scagliandosi contro il tentativo di emulazione dei grandi condottieri della storia, perpetuato da Caligola stesso sulla base di sfrenate ambizioni e di un’insaziabile superbia.

Ponte di Baia Caligola
Il Ponte di Caligola a Pozzuoli, A. Pichler Wien, 1797

Dinanzi agli occhi di quanti accorsero nei pressi di Baia per assistere a quello che doveva apparire come un inusuale genere di spettacolo, sorse in brevissimo tempo un ponte lungo circa 3,6 miglia. In realtà la struttura fu ottenuta accostando due file di navi ricoperte di terra per creare, come espressamente voluto da Caligola, un percorso rettilineo che ricordasse quello dell’antica Via Appia.

Una volta ultimato, Caligola trascorse i due giorni seguenti a percorrerlo in entrambi i sensi. Durante il primo decise di mostrarsi adornato da una corona di quercia, uno scudo, una clamide d’oro (un tipo di mantello generalmente corto e riccamente decorato) e sguainando la propria spada, mentre il secondo giorno percorse il tratto restante in sella ad una biga trainata da due cavalli e portando con sé un ostaggio del popolo dei Parti. In alcuni passi emerge con particolare vigore la crudeltà dell’imperatore, il quale dapprima concesse alla folla raccoltasi lungo la costa di Pozzuoli di avvicinarsi, per poi spingerla a mare a colpi di remi.

Lo storico Cassio Dione aggiunse poi un’infinità di particolari che impreziosiscono il racconto di un evento già di per sé sospeso in una dimensione inverosimile. Dalla sua narrazione si legge che per portare a compimento l’opera, Caligola non solo ordinò la costruzione di un elevatissimo numero di barche nel vicino porto militare di Miseno, ma arrivò ad ordinarne la requisizione nei principali porti italiani, causandone la penuria in tutta la penisola. Durante il percorso di ritorno da Pozzuoli, inoltre, Caligola non mancò di salire su una piattaforma, eretta al centro del ponte per l’occasione, da cui si abbandonò a un discorso di ringraziamento nel quale si immedesimò nel ruolo di un condottiero al termine di un’impresa eroica.

I lunghi festeggiamenti che seguirono occuparono il resto del giorno e della notte. Durarono a lungo sotto lo sguardo dell’imperatore, fiero ed impassibile nel ruolo di motore immobile di un evento senza precedenti, una marcia trionfale al termine di una battaglia mai combattuta. L’abbondanza di luci accese per l’occasione illuminò a giorno il cielo dei dintorni. Seppur in un impeto di plausibile follia, Caligola era riuscito quindi a sovvertire un ordine; piegato sotto la sua volontà, infatti, il mare si era tramutato in terra e con esso persino la notte in giorno.

-Daniele Nocera

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