Lydia Cirillo, la killer che divenne un'eroina del post guerra

Lydia Cirillo, la killer che divenne un’eroina del post guerra

Lydia Cirillo è una donna di Torre Annunziata che nell’immediato post guerra fece molto parlare di sé. A Napoli, ma un po’ in tutta la Campania, le truppe alleate avevano sì riportato un briciolo di euforia, ma l’atteggiamento becero di molti soldati nei confronti della popolazione fu senza scrupoli.

La prostituzione dilagava

Tra le malattie che colpirono i soldati Alleati, una grossa percentuale fu a causa delle malattie veneree. Il sesso, distanti chilometri e chilometri dalle proprie case, diventava una ossessione per i militari. Ma certamente non era solo colpa delle truppe straniere. A Napoli la fame dilagava, non c’era elettricità e c’era un grosso problema per il reperimento dell’acqua, per colpa dei bombardamenti che avevano distrutto molte tubature. Quindi molte donne, anziane, madri di famiglia coi mariti lontani per la guerra e anche parecchie minorenni, iniziarono a prostituirsi per poter permettersi di acquistare dei generi alimentari. Nei bassi o nei bordelli, la prostituzione era l’unica forma di lavoro.

Molte donne rimasero incinte dei soldati stranieri; nei documenti ufficiali dell’epoca una ragazza fu trovata nella sua casa insieme a 5 generali americani e con 5 preservativi già utilizzati. Si viveva una condizione di estrema disperazione, dove gli spiriti primordiali dei soldati alleati vedevano nel corpo della donna un facile modo per spendere qualche dollaro. Non c’era dignità, si era pronti a tutto pur di portare un tozzo di pane a casa.

Lydia Cirillo, una donna innamorata

Lydia nacque il 25 novembre del 1912 a Torre Annunziata, figlia di Rosa e Federico, uno dei più importanti proprietari di un pastificio locale. Si innamorò dell’ufficiale inglese Sidney Lush nel 1943, forse per il fascino dell’uniforme, della voce o del volto. Lush fu trasferito da Torre prima a Nola, poi a Foggia e infine a Taranto. La Cirillo lo seguì dappertutto, a volte anche nascosta, senza uscire mai dall’appartamento che veniva assegnato al Lush. Il generale inglese aveva affermato che si sarebbero sposati non appena il Comando degli Alleati gli avesse dato il permesso. Ma il fantomatico permesso non arrivò mai e così fu inviato a Roma. Nel frattempo i due si lasciarono, perché Lush si era invaghito di un’altra donna ancora. Ma Lydia Cirillo era incinta del suo amato e pochi giorni prima si erano giurati amore eterno al Santuario di Pompei. Erano settimane che cercava di mettersi in contatto con lui e Lush la respingeva sempre, perché a breve sarebbe dovuto tornarsene in patria. Ma quel giorno Lydia non ci pensò due volte e si presentò a Roma, all’ufficio di collocamento dove lavorava l’ufficiale, e dopo un’accesa discussione, impugnò la rivoltella, regalatale da Lush, e lo uccise. Fu così che l’11 ottobre 1945, Lydia Cirillo uccise l’uomo con cui aveva avuto una intensa relazione amorosa fin dal 1944, quando scoprì di essere stata ingannata e tradita. Sidney Lush, il quale le aveva solennemente promesso di sposarla, aveva nascosto l’esistenza di una moglie e due figli ad Alessandria d’Egitto.

Lydia Cirillo, la killer che divenne un'eroina del post guerra

Il processo e la grazia di Einaudi

Da subito i giornali utilizzarono parole come “onore”, “abbandono” e “seduzione”. Il caso Cirillo impazzò in tutta Italia e la donna fu dipinta come una eroina contro lo straniero usurpatore e senza onore. Ma la Cirillo dichiarò di aver premeditato l’uccisione da circa un mese e fu trasportata nel carcere femminile di Mantellate, a Roma. L’istruttoria fu affidata al giudice Di Fiore e la difesa ad Eugenio De Simone, un giovane avvocato molto carismatico, affiancato dal più celebre Onorevole Giovanni Porzio, il “principe del foro napoletano”. Dapprima dall’interrogatorio Lydia Cirillo non accennò mai all’onore, ma di essere stata la fautrice di un delitto puramente passionale. Ma il 21 ottobre cambiò tutto: la Cirillo parla di aver agito in difesa del proprio onore di donna e di italiana. Secondo le parole di Lydia l’uomo, qualche giorno prima, le avrebbe detto:

«Avrei fatto meglio a divertirmi con altre donne invece che rimanere per due anni con te. Tanto, voi italiane siete tutte sgualdrine e gli uomini tutti ladri e farabutti Le donne italiane non si sposano, si pagano!»
Sidney Lush

Nel 1946 si aprì il processo e le accuse erano pesantissime: omicidio premeditato, procurato aborto e porto abusivo d’arma da fuoco. Ci furono soltanto due udienze, nelle quali la difesa invocò l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere dell’imputata. L’aula era pienissima e la maggior parte dei presenti erano donne, fiere del gesto di Lydia. La pena inflitta fu lieve; fu escluso l’aggravante della premeditazione per una questione di lesione dell’onore delle donne italiane (e anche perché divenne il primo caso nazionale d’interesse pubblico del dopoguerra), e a Lydia fu data una pena di soli 4 anni, anziché di 21.

La deposizione della Cirillo

Nel 1946 la Cirillo fu spostata al carcere femminile di Napoli, per il suo “comportamento esemplare“. Intanto a Napoli, Roma e Foggia, migliaia di persone sottoscrissero una petizione per liberare Lydia, appellandosi al Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Su “Oggi” e “Italia sera” furono riportati articoli riguardanti i momenti successivi alla fine del processo, quando i giudici firmarono una lettera indirizzata al Capo di Stato, invocando una giustizia più umana per la Cirillo. Si dice che Enrico De Nicola, primo Presidente della Repubblica neonata, mentre si trovava nella sua casa di Torre del Greco, vicino Torre Annunziata, scosse la testa quando venne a sapere della condanna.

Il 21 giugno del 1948 il Presidente Einaudi concesse la grazia a Lydia Cirillo a patto che avrebbe dovuto scontare un tot di mesi in una casa di cura. Sui giornali furono numerosissimi i titoli per festeggiare questa decisione. Inoltre arrivarono nelle redazioni migliaia di lettere da parte di uomini intenzionati a sposarla. Il caso venne poi dimenticato, anche la memoria orale non ne conserva traccia, poiché gli anni della ricostruzione, con l’enfasi sul ruolo degli Alleati e sugli aiuti americani, misero a tacere le immagini negative. Ma Lydia era finalmente libera.

Nel 1952 Lydia Cirillo entrerà nel mondo del cinema, interpretando un cameo nel prologo e nella fine del film “Una donna ha ucciso“, di Vittorio Cottafavi, una pellicola incentrata sulla sua storia. Una storia che dovrebbe essere più spesso ricordata.

Lydia Cirillo, la killer che divenne un'eroina del post guerra
Il manifesto di “Una donna ha ucciso”

Bibliografia:

Arrivano gli Alleati!: Amori e violenze nell’Italia liberata, Maria Porzio, 2011, Editore Laterza

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